Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Il Settimanale diocesano e
l’assemblea del 3 marzo

I giovani i protagonisti dell’assemblea diocesana di Ac a Regoledo di Cosio

Il numero di Insieme che uscirà la prossima settimana riporterà un primo ampio servizio sull’assemblea diocesana che si è tenuta domenica 3 marzo a Regoledo di Cosio sul tema “Giovani: siete il presente, siate il futuro più luminoso”. Un secondo servizio speciale, che raccoglierà soprattutto le prospettive emerse dai tavoli intergenerazionali, sarà pubblicato su Insieme di aprile e offrirà importanti linee guida per il cammino associativo che, nella sua specificità, si coniuga con il Sinodo diocesano. Pubblichiamo di seguito il servizio apparso su “il Settimanale della diocesi di Como” che ringraziamo per la cura con la quale segue la nostra associazione.

L’Assemblea diocesana di Azione cattolica ha avuto il coraggio, come sottolineato dal Vescovo Oscar e dal presidente Paolo Bustaffa, di mettere al centro dei lavori i giovani, “presente” qui e ora della Chiesa e della società. Il punto di partenza della giornata è stato il Sinodo, che si è svolto nel mese di ottobre a Roma. A raccontare i lavori innanzitutto don Roberto Secchi, assistente Ac, che vi ha preso parte quale membro della segreteria del Sinodo. “Abbiamo respirato un clima di grande comunione, che ha permesso di vivere, grazie alle sollecitazioni di papa Francesco, uno stile di amicizia e schiettezza”, così è iniziato il suo racconto, mentre ha ricordato il tema dell’assise sinodale: giovani e discernimento vocazionale. Un Sinodo aperto al mondo già nella fase consultiva, con 220mila risposte all’indagine poi alla base dell’Instrumentum laboris. “A questa fase – ha spiegato – hanno partecipato centinaia di migliaia di giovani. La fascia più rappresentata quella fra 16 e 19 anni. Il maggior numero di contributi è arrivato dall’Europa, anche se il Paese che percentualmente ha inviato il maggior numero di questionari è stato l’Uganda”. I padri sinodali erano 266, fra cui due Vescovi cinesi, che hanno condiviso le loro storie di Chiesa perseguitata e purificata dal martirio. E ancora: 23 esperti, 29 uditori, 34 giovani e 14 circoli minori per lavorare in base ai gruppi linguistici. Papa Francesco, sempre presente alle discussioni in assemblea, ha coniato espressioni come “divano terapia”, ha invitato i giovani a dire sempre quello che pensavano, a non essere “in pensione”, ma a dare importanza ai propri sogni, per essere testimoni di Cristo anche solo con “l’apparire della propria vita”. Dei 23 esperti, la metà erano italiani. Fra loro Margherita Anselmi, della diocesi di Ascoli Piceno, ospite all’assemblea diocesana dell’Azione cattolica di domenica 3 marzo. “Per me è un piacere essere qui a riportarvi la mia esperienza – ha detto -. È un punto di partenza per lavorare, accogliendo l’invito del Papa: il documento finale deve parlare innanzitutto a voi che ci avete lavorato e, attraverso di voi, parlare al mondo esterno”. Da Margherita, che quando ha avuto la comunicazione di essere stata scelta fra gli esperti che avrebbero partecipato al Sinodo era quasi incredula, l’annuncio che a breve arriverà l’esortazione apostolica post sinodale sui giovani: sarà il 25 marzo. Margherita ha una conoscenza vasta dell’esperienza sinodale, avendo partecipato già alle riunioni preparatorie, dal 2016 in poi. “Il Sinodo non è stato un evento costruito a priori, ma una vera esperienza di condivisione – ha spiegato -. Durante i lavori ci è stato chiesto di alternare ascolto al silenzio, per interiorizzare quanto udito. E, per la prima volta, i relatori avevano facoltà, dopo aver seguito gli interventi precedenti, di modificare il proprio contributo, alla luce del dibattito e dei chiarimenti che potevano essere giunti”. Quali indicazioni ci arrivano dal Sinodo che, nel proprio documento finale, non ha mancato di accogliere anche i punti più critici? “Alle Chiese particolari – ha spiegato Margherita – viene chiesto di prendere il documento e di calarlo nelle realtà locali. In secondo luogo è importante accompagnare i giovani: due le icone che ci sono state consegnate. Emmaus e la Maddalena. I discepoli di Emmaus ci dicono che Gesù ci è vicino soprattutto quando non lo capiamo, anzi, anche quando stiamo seguendo la direzione opposta alla sua. Poi l’Eucaristia ci restituisce il senso della nostra vita. Quindi la Maddalena, la peccatrice… eppure è lei che chiama gli altri, scettici, a contemplare il miracolo della Risurrezione. È una figura, quella di Maddalena, che ci parla anche del ruolo della donna nella Chiesa e che ci ricorda il dono di essere amati, perché tanto perdonati”. E ancora. “Il Papa ci ha consegnato l’invito ad accoglierci vicendevolmente, nonostante limiti e difficoltà. Insieme al contrasto al clericalismo. Siamo chiamati alla corresponsabilità, a camminare insieme, in un processo di dialogo che metta insieme condivisione e correzione fraterna”. Nella Chiesa, è stata l’ultima sottolineatura di Margherita, è importante “il tempo e la capacità di esserci per i giovani”. Non tanto di andarli a intercettare chissà dove, in birreria o in discoteca. L’importante è “esserci laddove ci si aspetta che noi siamo”: in oratorio, in parrocchia… “Chiediamoci quali strumenti di nuovo coinvolgimento possiamo trovare nei “nostri” luoghi, testimoniando di essere orgogliosi, felici, di far parte della Chiesa”.

Dal vicario generale don Renato Lanzetti, durante l’omelia della Messa vissuta con la comunità parrocchiale, la sollecitazione “a vivere come tempo opportuno il cammino sinodale”, nell’ottica della misericordia che la Chiesa diocesana sta affrontando. Un percorso da vivere con entusiasmo, mettendo le generazioni a confronto e lasciandosi interrogare vicendevolmente.

Efficaci, nella ripresa, le tre testimonianze proposte. Michele Colombini e Norma Colzani, da poco rientrati in Valtellina dopo una lunga parentesi a Pavia per motivi di studio e di lavoro, con l’entusiasmo del loro essere sposi e genitori giovanissimi, hanno raccontato il bello della famiglia. Francesco Rossatti, di Sondrio, ha condiviso la sua esperienza di volontario in carcere, nel capoluogo valtellinese ma anche nella sezione femminile alla Giudecca di Venezia. “Ho imparato a non giudicare, perché le persone non meritano di essere etichettate in base al reato commesso, ma chiedono che si dia loro una possibilità di riscatto, nella dignità e nell’umanità”. Infine ancora Margherita Anselmi, che ha portato la sua testimonianza di cristiana nel mondo del lavoro. “Non so cosa dire a un’amica che mi chiedeva come fare a non sprecare la vita. Si deve riconoscere il progetto che Dio ha su ciascuno di noi… ma non è certo semplice. Anche da adulti non smettiamo di fare scelte… e ai giovani, proprio perché giovani, va lasciata la libertà di sbagliare. Impariamo dagli errori, altrimenti c’è il rischio di essere esclusi dal mondo, perché abbiamo paura di sbagliare. Come Chiesa, come laici non possiamo non interrogarci sul perché abbiamo concesso che si sviluppasse la precarietà, che costringe i giovani a partire o a rinunciare ai propri sogni… I giovani hanno bisogno di maestri, di essere accompagnati: altrimenti manca il coraggio di “fare”, per il timore di farsi troppo male”. Nel pomeriggio l’assemblea è proseguita con il confronto, proficuo, nei tavoli intergenerazionali.

Enrica Lattanzi – Il Settimanale della diocesi di Como

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