Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

XXV Aprile: la memoria parla
con il linguaggio della verità

XXV aprile: riconoscere il male per trarne un monito per l’oggi

Fare memoria della Liberazione a 75 anni dal XXV aprile 1945 è riconoscere il male compiuto e trarre un monito per l’oggi. Riappacificare gli animi significa lasciarsi guidare dalla verità, significa distinguere le scelte di chi ha tolto la libertà da quelle di chi ha lottato per riaverla. Significa conoscere quella stagione e fare discernimento. A chi afferma che il nazismo e il fascismo, come il comunismo, appartengono ormai al passato, si risponde che purtroppo il disprezzo e il rifiuto dell’altro vanno oltre il tempo e continuano a provocare discriminazioni, oppressioni e persecuzioni. Occorre educarsi ed educare al rispetto della dignità di ogni persona. Questa la strada percorsa e indicata da preti e laici che, nella Resistenza e dopo il XXV Aprile, si opposero alle ideologie e alla logica della vendetta. Pagarono spesso con la vita il loro essere “ribelli per amore” come ricordano le testimonianze che pubblichiamo.

Dove è nata la Costituzione?

Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione,

andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati,

nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità,

andate lì, o giovani, col pensiero,

perché lì è nata la nostra Costituzione.

Piero Calamandrei

Giurista, membro della Costituente (1889-– 1956)

Donne di Azione Cattolica

La buona parola che calmi gli odi…

Se non poche iscritte hanno collaborato attivamente ai piani della Resistenza, come staffette, come vivandiere, come prudenti custodi di segreti di collegamenti, di nascondigli, alcune hanno anche pagato di persona. La giovane Presidente della Gioventù Femminile della parrocchia di Sant’Orsola in Como, Cecilia Trecchi, proprio la mattina del 21 ottobre 1944, dopo la solenne Messa cantata. È stata arrestata dalla Guardia fascista, tradotta nel carcere di via Nazario Sauro e minacciata di fucilazione perché accusata di essere a conoscenza delle mosse dei partigiani fra cui militavano i suoi parenti.  A Lanzada in Valmalenco la generosità cristiana, un’infermiera, donna di Azione Cattolica, vedova di un disperso in Russia, ha salvato alcuni giovani destinati alla morte dai tedeschi. A Talamona Maria Zuccalli dopo aver concluso l’adunanza delle Donne con queste parole: “Non siamo di quelle che mettono legna al fuoco ma piuttosto diciamo la buona parola che calmi gli odi, vogliamoci bene…” veniva uccisa. Nell’elenco delle donne dell’Ac comense che nella Resistenza rischiarono la vita si trovano Maria Pracchi di Como, maestra a Uggiate, Anita Bonini di Delebio, staffetta partigiana e molte altre. (da “Con amore nella storia” – Cia Marazzi, 2017)

Cecilia Trecchi

Francesco Caglio. Morire con la coroncina del Rosario al collo

“I resistenti cristiani lottavano e morivano non certamente perché in Italia si instaurasse una società socialista di tipo bolscevico. Lottavano e morivano perché l’Italia fosse liberata da ogni dittatura.

Per questi ideali morì Francesco Caglio, (Arcore 1909 – Fossoli 1944) propagandista di Azione Cattolica nella plaga di Monza. Incarcerato e torturato venne deportato nel carcere di Carpi, (luogo dove si incontrava la morte per mano violenta). Quando gli venne chiesto quale oggetto, fra quanti a lui più cari, volesse portare con sé, null’altro ricordò in quel momento la sua fede e rispose ‘lasciatemi la corona del Rosario’ e baciandola se la mise al collo. Si accinse così ad affrontar e l’ultima svolta del suo calvario”.

Così si legge nel libro “Cattolici e Resistenza” di mons. Enrico Assi (ed. Piemme, 1985) che fu vescovo a Cremona.

Francesco Caglio venne ucciso del campo di concentramento di Fossoli (Carpi) con un colpo alla nuca e il suo corpo, come quelli di altre 66 persone, fu gettato in una fossa comune. Due condannati a morte che riuscirono miracolosamente a fuggire riconobbero il luogo e consentirono di identificare i corpi compreso quello di Francesco che portava la coroncina del Rosario al collo.

Vale la pena citare le ultime righe della prefazione del libro “Cattolici e Resistenza” scritta da mons. Alessandro Maggiolini allora vescovo di Carpi: “Quando si dice la gente semplice, sapiente e risoluta. Che induce a sperare e a osare ancora. Per amore dell’uomo. Per una religiosità che è tutt’altro che devozionismo arreso. E’ forza morale. Senz’armi. Con la sola arma della fede”.

Approfondimenti: www.anpiarcore.it

Francesco Caglio

Teresio Olivelli. “Signore facci liberi”

Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1945 mori nel campo di sterminio nazista di Hersbruck Teresio Olivelli. Non aveva retto alle brutali percosse subite perché accorso in difesa di un internato picchiato ferocemente da un kapò.  La storia di questo giovane cresciuto in Azione Cattolica e nella Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana, è la storia di chi ha impregnato di Vangelo ogni parola, ogni gesto anche in momenti di disperazione e di angoscia. Sono trascorsi 75 anni da quella tragica notte a Hersbruck. Sono trascorsi due anni dal 3 febbraio 2018 quando a Vigevano Teresio Olivelli, nato a Bellagio il 7 gennaio 1916, veniva proclamato “beato”. Di lui disse papa Francesco all’Angelus del 4 febbraio 2018: “Egli ha dato testimonianza a Cristo nell’amore verso i più deboli e si unisce alla lunga schiera dei martiri del secolo scorso. Il suo eroico sacrificio sia seme di speranza e di fraternità soprattutto per i giovani”. “Signore facci liberi” è il titolo della preghiera da lui scritta e più conosciuta come la “Preghiera del ribelle” e in questo colloquio con Dio traspare tutta la passione di Teresio Olivelli, Una passione che univa, in un tempo di conflitto e di oppressione, molti altri suoi coetanei, tra i quali gli scout delle Aquile Randagie, i giovani di Azione cattolica, gli Alpini e i partigiani delle Fiamme Verdi. Ed è per il suo amore a Dio e ai fratelli, testimoniato con gli Alpini sul fronte russo, nella Resistenza e poi in un campo di sterminio nazista dove venne percosso mortalmente in odium fidei, che è stato riconosciuto martire.

Approfondimenti: www.teresioolivelli.com

Teresio Olivelli

Per chi perseguitò, torturò, uccise. Giustizia, non vendetta

Nel libro “Resistenza e Cattolici”, mons. Enrico Assi scrive che, anche dopo il XXV aprile, “compito naturale del clero e dei cattolici era quello di evitare che in quel clima rovente si desse inizio a una catena di processi sommari, di violenze e di uccisioni”.

Molti furono i tentativi di sacerdoti e laici per impedire sommarie uccisioni di fascisti e nazisti. Non ebbero timore a opporsi a esecuzioni che nulla avevano a che fare con azioni di guerra. Il loro fu un contrasto coraggioso e rischioso a quanti erano accecati e trascinati dall’ideologia e dalla sete di vendetta.

Per la difesa della vita di ogni uomo, a prescindere dal colore politico, non pochi preti e laici vennero perseguitati e uccisi da partigiani comunisti dopo il giorno della Liberazione.

In questo doloroso contesto storico si inserisce la testimonianza delle Aquile Randagie che dopo aver salvato ebrei e perseguitati dal fascismo e dal nazismo salvarono da processi sommari anche alcuni fascisti e nazisti perché fossero consegnati, o si consegnassero, alla giustizia. Di questi Scout si parla nella mostra su santi e beati della diocesi di Como dove è presentata anche la testimonianza di Teresio Olivelli: vedi su www.diocesidicomo.it  (Banner “Sui nostri passi”).

La vita per la libertà,

… la libertà per la vita

Ieri si rischiava la vita per la libertà, oggi si è chiamati a rinunciare in parte alla libertà per salvare la vita propria e l’altrui vita.

Queste parole, che sembrano rincorrersi, suonano come un invito a leggere in profondità due diverse tragedie.

Due notti terribili ma unica la luce che ha guidato e guida i passi dell’uomo oltre il buio. (pb)


Posted in Notizie Unitarie, Settore Adulti, Settore Giovani and tagged with , , , , , , , , , , , , , , . RSS 2.0 feed.