Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Segni di condivisione e speranza
da Ac parrocchiali e singoli iscritti (7)

Da Livigno arriva un video che ritrae Cristina che canta per i nonni, dalla casa di riposo Ca’ d’Industria a Como scrive Giulia Galfetti sul dialogo tra la malattia e la fede, Paola Volonterio precisa che “siamo in cura e non in guerra”. La famiglia Compagnino manda una simpatica foto e un racconto delle giornate vissute in casa non da reclusi ma come persone che trovano mille modi per tessere relazioni. Da San Cassiano in Valchiavenna arriva una riflessione di Fabio Succetti, presidente parrocchiale, certo che dall’esperienza del coronavirus “se ne possa uscire più forti e rinnovati nello spirito, in qualche modo migliori”. Gianfranco Alessi aveva comunicato al telefono la notizia della morte di Vincenzina Cignoni, iscritta all’Ac di Solbiate, e il grande rammarico per non aver potuto partecipare ai funerali.

Dalla Ca’ d’Industria

Da circa tre anni e mezzo, da quando sono alla Ca’ d’Industria considero il valore e il senso della malattia, soprattutto quella della mente, il cosiddetto Alzheimer. Esperienza scioccante e spiazzante, anche perché spesso è difficile stabilire una convivenza pacifica e priva di pregiudizi. L’uomo immagine di Dio, sconvolto nello spirito e nei sentimenti, ti sconvolge. Quando poi è impossibile stabilire un contatto, mi rifugio nel rosario che, anche se sono distratta dai rumori esterni, spero abbia qualche valore. Da tempo ho smesso di chiedermi il senso dell’uomo menomato, privato della sua dignità… anche Gesù ha rimesso tutto nelle mani del Padre. Ho però conosciuto anche persone care, che colmano la mia solitudine. Mi manca la messa, ma la domenica la seguo in Tv officiata dal nostro vescovo. Con tanti saluti e auguri per il futuro della AC con cui spero di mantenermi in contatto.

Giulia Galfetti

Da Paola

“Siamo in cura, non in guerra”, faccio mie le parole di un monaco della Comunità di Bose, Guido Dotti, per descrivere la situazione che stiamo vivendo e condivido il messaggio di speranza e di impegno che la consapevolezza di “essere in cura” comporta.

Sia la guerra che la cura hanno bisogno di alcune doti: forza (altra cosa dalla violenza), perspicacia, coraggio. Poi però si nutrono di alimenti ben diversi. La cura si nutre di solidarietà, compassione, delicatezza, ascolto, autenticità, pazienza. Le guerre finiscono – anche se poi riprendono non appena si ritrovano le risorse necessarie – la cura invece non finisce mai.

Per questo deve essere impegno di tutti aver cura dell’altro, del pianeta e di noi stessi, non solo in questi giorni difficili ma anche per il “dopo”.

Paola Volonterio Galfetti

Da una famiglia

Il nostro è il racconto di un dolore: la perdita di Orazio, un marito, padre, nonno, suocero tenero e tanto buono che, come molti altri, ha sofferto, è stato sconfitto dal “terribile virus” e ha lasciato questo mondo senza la vicinanza e il conforto dei suoi cari.

È il racconto di una Grazia: un parroco attento e generoso che sfruttando la tecnologia trasmette in diretta la tumulazione al cimitero facendosi tramite in un dolce bacio alla bara del bacio di tutti noi.

È il racconto della malattia che coinvolge chi è stato vicino a nonno Orazio: chi in modo più lieve, chi in modo più pesante, per tutti è l’esperienza diretta della fragilità umana, della paura, dello sconforto, del coraggio, della resilienza.

È il racconto di un telefono che squilla troppo spesso per condividere la perdita di amici o conoscenti … la malattia di molti … la preoccupazione di tutti.

Ma è anche il racconto di relazioni preziose: i vicini di casa che si rendono disponibili per ogni bisogno o necessità; gli amici di sempre che fanno sentire la loro quotidiana, affettuosa presenza nella preghiera e attraverso messaggi, chiamate, serate in videochiamata; gli amici che non sentivi da tempo e che ti esprimono sostegno morale, chi ne ha la possibilità anche preziosi consigli professionali o chi alla vigilia di Pasqua ti porta la colomba a casa.

Il nostro è il racconto di una piccola, semplice, modesta famiglia in cui ci si sostiene a vicenda grati di essere ognuno dono per l’altro e ancor più grati dei tanti doni ricevuti non solo in questo difficile periodo.

(Nelle foto le tre generazioni Compagnino)

Elena, Alessandro, Andrea Compagnino

Da Livigno

Lo Zecchino d’oro ha proposto in queste settimane una breve canzone ai bambini invitandoli a creare il loro video da condividere. Andrà tutto bene è il messaggio di speranza che ci sta aiutando ad affrontare i momenti più difficili. I bambini di tutta Italia hanno cantato e continuano a cantare le voci dei bimbi del #CoroAntoniano ognuno nelle proprie case ma #RestiamoInsieme anche noi, stringendoci forte.

Abbiamo accolto l’invito perché le parole sono belle e la voce dei bambini è una carezza che fa sorridere. Noi la dedichiamo a tutti i nonni! Vorremmo abbracciarli forti ma per ora li raggiungiamo così… con una dolce canzone. Canta Cristina.

Un abbraccio da Livigno!! 

Elena Padellini, Presidente Ac Livigno

Da San Cassiano Valchiavenna

Tanti sono i pensieri che ora come non mai affollano la nostra mente, anche perché ci è dato il tempo per pensare, cosa preziosa che prima spesso mancava, visti i ritmi a volte inumani del nostro vivere quotidiano.

La realtà ci fa capire quanto siamo vulnerabili e impotenti di fronte ad una semplice e sottovalutata epidemia che in poco tempo ha condizionato la vita di tutti.

La realtà ci fa tornare con i piedi per terra, scopriamo che nulla possiamo governare a nostro piacimento.

Purtroppo la malattia si sta portando via i più deboli, gli anziani, che sono le nostre origini, la nostra storia.

Credo che la reazione di noi uomini e credenti non possa che essere quella di rimettere Dio al centro della nostra vita, del nostro pensare e agire.

La nostra fede non è una questione privata. Come cristiani facciamo parte della Chiesa che tutti concorriamo a formare.

Sfruttiamo questo tempo per rafforzare i legami con i nostri prossimi, portiamo un messaggio di speranza.

Aiutiamoci a vicenda anche con i piccoli gesti, scambiamoci quei favori e quelle cortesie che ci fanno sentire più uniti in famiglia, nei gruppi di preghiera, al lavoro… perché se viviamo assieme questo momento potremo averne un insegnamento.

Io credo che da questa esperienza, se affrontata con le armi della fede, se ne possa uscire più forti e rinnovati nello spirito, in qualche modo migliori.

Fabio Succetti, Presidente AC San Cassiano Valchiavenna

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