Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Segni di condivisione e speranza
da Ac parrocchiali e singoli iscritti (10)

Dall’Ac di Sondrio un ricordo a più voci di don Alberto Panizza morto a Tirano il 28 aprile. Per molti anni è stato assistente dell’Ac. Da Giovanna Ambrosoli, presidente della Fondazione Giuseppe Ambrosoli, è arrivato il grazie all’Ac diocesana per il contributo offerto per l’ospedale di Kalongo (Uganda). Un singolare ricordo di padre Giuseppe Ambrosoli viene condiviso da Giulia Galfetti mentre Norma Biancato dell’Ac di Bregnano si sofferma in particolare sulla riscoperta del valore relazionale della scuola. Alle associazioni parrocchiali e agli iscritti la Presidenza nazionale Ac offre due occasioni di formazione dal titolo Dialoghi sulla fede e sulla città nel tempo del pandemia“, in programma (su Facebook) sabato 2 e venerdì 8 maggio, dalle 18 alle 19.

Da Sondrio

Il 28 aprile è morto don Alberto Panizza vicario episcopale nella Parrocchia SS. Gervasio e Protasio di Sondrio, dal 1965 al 1995 e assistente dell’Azione Cattolica, guida spirituale degli Adulti, dei Giovani e dei Ragazzi. Aveva a cuore la formazione delle famiglie e quella socio politica per i giovani. Le notizie del suo ruolo di assistente risultano dai nostri archivi: costante e discreta presenza, profonda fiducia nei laici, intensa volontà di comunione, piena fiducia e collaborazione con i presidenti parrocchiali e consiglieri che si sono succeduti nel tempo, fino al suo trasferimento alla parrocchia di Tirano. “Ecco contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio. Signore Gesù accogli il mio spirito”.  Ora abbiamo questa certezza per don Alberto.

Chiara: “ Lo ricordo alle S. Messe del giovedì in Collegiata a cui noi giovani di Ac partecipavamo insieme a lui. Era molto vicino a noi giovani e partecipava alle nostre risate con autoironia. Don Alberto era anche un ottimo accompagnatore degli adulti”. Licia: “Era una presenza paterna, rassicurante e misericordiosa; sempre sorridente e ottimista; umile e disponibile, accogliente, un punto di riferimento e guida spirituale di molti”. Mariella: “don Alberto con mio fratello don Aldo Tarabini e don Mario Erba erano i tre sacerdoti che hanno benedetto le nostre nozze 50 anni fa e quando gli abbiamo fatto visita a novembre nella sua casa di Tirano ci ha fatto molta tenerezza nella sua vecchiaia”. Azione Cattolica di Sondrio

Dall’ospedale di Kalongo

Gentile Azione Cattolica della diocesi di Como, un grande grazie per la vostra generosa donazione! La vostra fiducia e il vostro sostegno ci incoraggiano e ci permettono, oggi più che mai, di proseguire nel nostro concreto e tenace impegno a supporto dell’ospedale e della scuola di ostetricia fondati, oltre sessant’anni fa, da padre Giuseppe Ambrosoli a Kalongo, in nord Uganda. Il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital è oggi una realtà che offre 300 posti letto e impiega al suo interno 250 persone. Assiste e cura una media di 50.000 persone l’anno, la metà delle quali sono bambini minori di 5 anni. La scuola di ostetricia dal suo inizio ha diplomato quasi 1.500 ostetriche; giovani donne a cui è stata offerta la possibilità di crescere, studiare e aiutare altre donne ad avere un futuro migliore per sé e per i propri figli. Tutto questo in un’area poverissima, lontana chilometri dai principali centri urbani, priva d’infrastrutture e popolata da più di mezzo milione di persone. Il miracolo di Kalongo, come molti lo definiscono, assicura salute, formazione e sviluppo al Nord Uganda e al Paese intero. Noi oggi siamo impegnati a salvaguardare questa realtà vitale e straordinaria. Insieme a voi possiamo fare davvero la differenza! Giovanna Ambrosoli – Presidente Fondazione dr. Giuseppe Ambrosoli

Da un incontro lontano Lo zio medico e padre Ambrosoli 

Imprevedibilità della Grazia e cautela nel giudizio umano. Notizia, dalla stampa nazionale e da quella dell’Azione Cattolica, della canonizzazione di padre Giuseppe Ambrosoli. Sono stata spronata a ricordare un significativo incontro giovanile. Il dottor Ambrosoli aveva conosciuto nel periodo dell’ultima guerra, un mio zio, medico anch’egli, abile chirurgo operante a Villa Aprica. Molti anni dopo, verso il 1980, questo mio zio invitò a cena il vecchio collega e amico e volle che fossi presente anch’io, conoscendo la mia ammirazione per tutti i missionari.

Da allora ho seguito con devozione le vicende e le tragedie di padre Ambrosoli, che in Uganda aveva allestito un importante ospedale per bambini e creato i presupposti di una cultura pediatrica.

Purtroppo, quasi alla fine dei suoi giorni, l’ospedale fu invaso dai ribelli e in parte distrutto. Oggi esiste la Fondazione Ambrosoli, che provvede a sostenere l’ospedale ugandese.  Ora ritorno al titolo di questo scritto: “Imprevedibilità della Grazia e cautela nel giudizio umano”. Quello zio che mi invitò si dichiarava non credente ma aveva rispetto per gli uomini di fede, al punto che, davanti a mio padre morente, improvvisamente lasciò l’agonizzante per ritornare, poco dopo, col parroco.

Ancora oggi le figure di padre Ambrosoli e del mio zio medico, sedicente agnostico, sono indimenticabili. Giulia Galfetti

Da una maestra

Giorni preziosi e unici. Voglio vedere positivo: io sono fortunata. Siamo tutti a casa, il marito e i 3 figli maggiorenni che sono impegnati in studio e lavoro.  Anch’io lavoro da casa, sono una maestra di scuola primaria, e la casa è diventata, come per tutti, il nostro guscio protettivo e nello stesso tempo la nostra prigione. Le relazioni sono compresse e rischiano spesso di esplodere, ma…

Voglio vedere positivo, perché colgo uno sforzo per stemperare le tensioni, chi ha più il dono dell’equilibrio lo usa anche per chi non ce l’ha, attraverso l’ironia si arriva a fare una risata tutti insieme; la nonna, che vive sopra di noi, diventa spesso l’occasione preziosa per uno stacco e una piccola fuga dalle quattro mura domestiche. Non nego che in questa situazione, come mamma, mi godo anche tanti momenti e, guardando i miei ragazzi, ormai proiettati verso prospettive di vita che li porteranno prima o poi fuori casa, penso che questi giorni sono preziosi e unici per me, da vivere in pienezza, nonostante tutto.

E poi c’è l’impegno lavorativo che mi coinvolge come non avrei mai pensato, rimettendo in gioco la mia professionalità in modi nuovi, alternativi, che mi arricchiscono molto. Ma non è solo l’aspetto professionale che considero con un certo stupore.  Ascoltando nei colloqui le famiglie dei miei bambini di prima elementare scopro che hanno voglia di parlare, di confrontarsi, di dialogare e di sentirsi capiti. Si rendono conto, come per improvvisa illuminazione, di quanto sia importante la scuola, non solo perché “tiene occupati” i loro figli, ma perché, vedendo la sofferenza dei bambini per la mancanza delle relazioni e di tutte le dinamiche che si vivevano insieme, capiscono che la scuola è “scuola” non solo per quanto riguarda apprendimento e valutazione e anche accudimento, ma anche per molto, molto altro. E noi ci avviciniamo senza giudizi, in punta di piedi ai bisogni di queste famiglie, stanche e spesso disorganizzate, a volte smarrite, a volte colme di ansie e di preoccupazioni, per il futuro, per il lavoro, per la salute. Siamo entrati nelle loro case, ci hanno aperto i loro cuori, nulla sarà più come prima. Quella diffidenza reciproca che da sempre caratterizza le relazioni scuola-famiglia, è caduta di colpo, come quando si toglie il velo e si scopre un’opera d’arte, e guardandola per la prima volta si vede che c’è del bello e del nuovo che ancora sa suscitare il nostro stupore.

Voglio vedere positivo, anche in questo periodo strano, surreale per certi versi, troppo reale purtroppo per altri. Nulla sarà più come prima, ci scopriremo più maturi e consapevoli del valore di tante cose.

Voglio vedere positivo per il futuro, ma il positivo c’è già. E’ difficile coglierlo nei fatti dolorosi che vivono tante famiglie, ma saranno le piccole cose, i piccoli gesti che diventeranno la nostra forza per ripartire. Norma Biancato, Ac Bregnano

Dalla Presidenza nazionale

In questo tempo di emergenza sanitaria, l’Azione Cattolica, attraverso la rivista “Dialoghi”, vuole offrire due momenti di riflessione dal titolo, “Dialoghi sulla fede e sulla città nel tempo della pandemia”, in programma per sabato 2 e venerdì 8 maggio. Nella locandina che segue gli appuntamenti che saranno trasmessi sulla pagina Facebook dell’Editrice Ave.

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