Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Coronavirus: teniamo vivi i contatti
e siamo pronti a piccoli gesti di carità

La prova alla quale tutti siamo costretti dal diffondersi del Coronavirus esige l’assunzione di un supplemento di responsabilità nell’attuare le misure indicate e rese obbligatorie dalle istituzioni per il bene di tutti.

Con lo stesso senso di responsabilità accogliamo le disposizioni che vengono dalla Chiesa e riguardano la nostra esperienza di fede. Per quanto riguarda l’Ac è stata rinviata, a data da definire, la convocazione del nuovo Consiglio diocesano che avrebbe dovuto eleggere la terna da consegnare al Vescovo Oscar per la nomina del Presidente diocesano.

Neppure si è potuta formare la nuova Presidenza diocesana ed è stato sospeso il Convegno diocesano Giovanissimi.

In attesa che l’emergenza si concluda continuiamo a sentirci uniti nella preghiera, nell’amicizia e nella condivisione delle sofferenze e delle apprensioni che il virus ha provocato e ancora sta provocando.

Cerchiamo di essere attenti alle persone anziane e fragili che vivono accanto a noi. Nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria non manchino piccoli gesti di carità che aiutino a rompere la solitudine, a guardare avanti con serenità. Da L’Osservatore Romano del 9/10 marzo abbiamo ripreso una riflessione che ci può accompagnare nella fatica di questo tempo.

Coronavirus: una fede che sa amare

Che cosa ci dice come Cristiani questa prova? Ci insegna qualcosa? Come leggerla e viverla da una prospettiva cristiana? Innanzitutto vorrei dire a tutti noi di sollevare lo sguardo per tornare a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra.

Questa prova è arrivata nel Tempo di Quaresima. Riscoprirci fragili è l’invito del Mercoledì delle Ceneri. Questo non significa cadere nello sconforto della sofferenza e della rassegnazione. Come cristiani riscoprirsi fragili significa riconoscerci figli, bisognosi dell’aiuto del Padre.

Siamo fragili ma in buone mani. Dio non ci abbandona e noi siamo chiamati a fidarci di lui. Si legge nella seconda lettera ai Corinzi: «Mi compiaccio nelle mie debolezze, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte».

Questo atteggiamento di profonda umiltà e fiducia è fondamentale anche per la nostra preghiera e per la nostra vita. San Paolo comprende con chiarezza come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la difficoltà; nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza.

Qualcuno ha espresso insofferenza verso la norma della distanza tra le persone. Oltre al fatto che siamo tutti invitati a seguire questa e tutte le norme che scienziati, medici e autorità ci indicano di seguire come misure per contrastare la diffusione del virus, cerchiamo anche in questa situazione oggettiva di pensare: in che modo posso trovare una dimensione cristiana in questo? Di nuovo ci aiuta il Tempo della Quaresima.

L’invito a questa “distanza di sicurezza” possa spingervi a trovare momenti di solitudine, silenzio e preghiera. Siamo spesso nella massa, spesso in cerca di folla, di rumore, di confusione; viviamo ora questi momenti di solitudine in pienezza, riscoprendo la preghiera e la compagnia di Dio. E non dimenticando che nella preghiera i cristiani sono uniti, sono uno. Non siamo separati, ma siamo un solo popolo.

C’è un altro modo per vivere “in pienezza” come cristiani, questo tempo difficile. Non vivendolo individualmente, magari anche egoisticamente. Raccogliamo l’invito del Santo Padre a esercitare la Carità. La Carità sconfigge il virus. Ci sono tantissime opportunità, nella semplice quotidianità della nostra vita: fare la spesa o comprare delle medicine agli anziani soli che non possono uscire. Aiutare chi deve tenere i bambini a casa. Gesti di generosità per chi è in difficoltà economiche a causa del blocco di molte attività commerciali e produttive.

Noi saremo riconosciuti da Lui, non se abbiamo vissuto una fede forte, dura che non ha mai dubitato, ma se abbiamo amato; non saremo riconosciuti neanche se avremo vissuto una speranza incrollabile. Al contrario saremo riconosciuti nella fragilità di una fede che ha saputo amare anche e soprattutto nelle difficoltà.

L’Osservatore Romano – 9/10 marzo 2020

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