Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Allarghiamo lo sguardo
alla finestra della nostra vita

Guardare al bene comune: questo l’invito rivolto

Come fa a restare a casa chi una casa non ce l’ha? Si può sostenere la sanità pubblica e nello stesso tempo le spese militari? Come non ascoltare il grido degli ultimi e della terra? Come non ridare un senso nuovo all’impegno politico? Sono alcune domande alle quali con una nota risponde il Laboratorio Bene Comune di cui fanno parte alcuni giovani di Ac. Questa crisi, scrivono i coordinatori del Laboratorio, mette in evidenza “una politica troppo schiacciata sul presente e senza prospettiva a cui da troppo tempo ci siamo abituati”. E aggiungono: “Allora guardando alla finestra della nostra vita allarghiamo lo sguardo…uniamoci in un nuovo spirito di iniziativa che guardi al bene comune”.

La nota del Laboratorio Bene Comune

“L’emergenza che stiamo vivendo è un’emergenza sanitaria e sociale.

Sanitaria poiché la pandemia (non è la prima nella storia) sta mettendo alla prova con conseguenze drammatiche il servizio di tutela della salute pubblica: il sistema sanitario nazionale.

Questa crisi che ha investito tutto il mondo globalizzato svela lo stato di salute della nostra società, facendo venire alla luce quell’emergenza sociale che da tempo grida inascoltata.

Come fa a restare a casa chi una casa non ce l’ha? Questo è solo uno dei tanti interrogativi che dicono la necessità di una maggiore cura delle condizioni di fragilità. Qualcuno potrebbe obiettare che nell’emergenza non si guarda alle marginalità sociali, ma alle priorità attuali del paese. Questa logica caratterizza quella politica troppo schiacciata sul presente e senza prospettiva a cui da troppo tempo ci siamo abituati. Questo è un aspetto deteriore della politica che delle priorità parla continuamente per escludere dall’agenda ciò che gli è scomodo o può mettere in discussione alcuni privilegi per infine sfociare nel cieco slogan “prima gli italiani”. Niente più della sofferenza mette a nudo l’umanità e ci fa vedere come siamo tutti “Fratelli” (cfr. poesia di Ungaretti) anche nella differenza di sesso, cultura, popolo, religione, …

Sì bisogna rivedere le priorità. Per esempio occorre riflettere sui continui tagli alla spesa pubblica per sanità e ricerca a fronte di un costante aumento di spesa per le armi (arrivato oggi a circa 68 milioni di euro al giorno), la quale non viene intaccata neanche in mancanza di respiratori o materiale sanitario di prima necessità, considerando gli F35 “una priorità per il paese” di fronte alla mortificazione del sistema sanitario; ripensare la finanza a servizio dell’economia reale e non come l’idolo speculativo, che si nutre dei sacrifici che la società le rende, privandosi dei diritti e della qualità del lavoro; ascoltare il grido della terra che non sopporta più l’oppressione dello sfruttamento, perché una solidale simbiosi con l’ambiente è possibile.

Allora guardando alla finestra della nostra vita allarghiamo lo sguardo, non escludiamo nessuno di quelli che sono rimasti fuori e uniamoci in un nuovo spirito di iniziativa che guardi al bene comune. Facciamo sì che questa crisi diventi un momento fecondo per generare la rinascita dell’umanità che cammina verso la giustizia e la pace, perché, quando questa emergenza sarà conclusa, potremo finalmente uscire”.

Laboratorio Bene Comune – L’Equipe di coordinamento

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