Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Perché diciamo “sì” ai Vicariati

Pubblichiamo la sintesi, a cura di Laura Bellandi,  delle risposte  alle tre domande sulla presenza e sull'impegno dell’Azione cattolica nei 16 vicariati della Diocesi in cui è presente. La sintesi è stata presentata all'incontro dei Rappresentanti Ac nei  Consigli  vicariali  tenutosi  l'11 aprile a Nuova -Olonio.  Hanno partecipato anche alcuni  Moderatori dei Consigli vicariali, alcuni Presidenti parrocchiali,  gli assistenti e alcuni consiglieri diocesani. La relazione  di base é stata svolta da mons. Italo Mazzoni  ed é quindi seguito il dibattito  tra i presenti. Il testo  dell'intervento di mons. Italo Mazzoni verrà pubblicato sul sito diocesano (www.azionecattolicacomo.it)  nei prossimi giorni. Su Insieme di maggio  ci sarà  un servizio sull'incontro.   

Appunti relazione don Italo Mazzoni incontro 11 aprile 2015

La possibilità di riflettere insieme sull’esperienza del Vicariato è  un’occasione importante  per comprenderne sempre meglio le finalità,  verificare i passi fatti, sostenere e motivare l’apporto specifico che l’AC è chiamata a  dare.

Siamo  tutti interpellati a sentirci corresponsabili di questa nuova realtà  che chiede capacità di rinnovamento in termini di mentalità ecclesiale  e di prassi pastorale, disponibilità a lavorare in modo sinodale e integrato, passione e dedizione alla Chiesa e alla sua missione.

Dai contributi emerge una positiva disponibilità a mettersi in gioco per contribuire a rendere il Vicariato un soggetto significativo di vita pastorale, un’esperienza di comunione e di missione, una risorsa importante per le parrocchie. Non manca l’analisi realistica delle difficoltà ma si presentano al contempo proposte per superarle, in particolare nella riflessione circa il contributo specifico che l’AC può dare al Vicariato.

  1. QUAL E’ IL MIO PENSIERO SUL CAMMINO COMPIUTO E DA COMPIERE NEL VICARIATO?
  • La parola Vicariato si sta riempiendo di significato: si stanno gettando le basi per un lavoro sinodale.
  • Il Vicariato sta iniziando ad organizzarsi in modo efficace e si vedono già alcune valide dinamiche di collaborazione.
  • L’esperienza del Vicariato sta muovendo i primi passi: ad oggi  sembra però non avere ancora prodotto il cambiamento pastorale auspicato nelle comunità parrocchiali e nel territorio.
  • La novità del Vicariato è ormai diventata una realtà di cui tenere conto nella programmazione parrocchiale, soprattutto per gli ‘addetti ai lavori’.
  • E’ in rodaggio.
  • Ci sono dei segnali buoni ma occorre un salto di qualità.

Punti di forza: DIALOGO, SINERGIA, RAPPORTO CON IL TERRITORIO.

  • possibilità di incontro e confronto tra preti, laici e consacrati;
  • sinergia rispetto ad alcune proposte pastorali e di formazione ministeriale; 
  • possibilità di  fare da tramite tra le proposte diocesane e quelle parrocchiali.
  • il gruppo dei partecipanti è  andato crescendo come consapevolezza del proprio ruolo e del ruolo del vicariato all'interno della vita delle nostre comunità.
  • bello il clima di dialogo tra i laici e con i sacerdoti
  • presa di coscienza dell'importanza della dimensione vicariale e diocesana fino a quel momento abbastanza a digiuno per la maggior parte dei partecipanti.
  • buono anche l'avvio di una presa di coscienza della realtà sociale e dei problemi nel nostro territorio.
  • è presente da parte soprattutto dei laici la volontà e il desiderio di costruire un organismo che possa rispondere alle esigenze del territorio, facendo uno sforzo di discernimento circa priorità e scelte da attuare. Questo anelito lo si sente tra le persone impegnate nelle varie parrocchie.
  • riflessione comune e una rivisitazione delle esperienze, cercando di eliminare le sovrapposizioni tra parrocchie.
  • Possibilità di un raccordo efficace tra le attività delle diverse parrocchie e di estensione delle singole parrocchie per dare la possibilità di raccogliere le forze e sostenersi a vicenda.
  • Lodevole l'impegno, ci sono ancora da superare molti individualismi e occorre ricercare maggior condivisione, anche a costo di rinunciare a qualcosa di "proprio”.

Passi da compiere: FORMAZIONE, CORRESPONSABILITA’, FRATERNITA’ E COMUNIONE, DISCERNIMENTO E PROGETTAZIONE

  • Necessità di una formazione alla responsabilità affinché da questi incontri possa scaturire una “vera” comunione d’intenti e far si di rendere un efficace servizio alla chiesa nel territorio vicariale.
  • Esperienze  di fraternità, preghiera  e condivisione della fede secondo un metodo narrativo  tra laici e presbiteri: questo aiuterebbe a sciogliere pregiudizi da entrambe le parti e a costruire comunione e stima reciproca.
  • Ancora oggi manca quello spirito di comunità allargata dove si possono condividere tutte quelle proposte o iniziative che formano comunione tra le comunità.
  • Necessità di  identificare un chiaro progetto di vicariato
  • Lavorare per far percepire la dimensione vicariale ai parrocchiani ‘comuni’.
  • Esiste nelle parrocchie povertà di basi e di fede comunitaria, si percepisce una richiesta diffusa per un lavoro di formazione alla corresponsabilità e sul significato della presenza dei laici cristiani sul territorio, per rimotivarli
  • Far maturare una fraternità e comunione di intenti tra le diverse parrocchie (ancora molto difficile, in particolare per i preti, meno per i laici)
  • Riuscire ad essere luogo di analisi e decisioni concrete.
  • Fare in modo che il consiglio vicariale non sia un organismo che ratifica decisioni prese altrove.
  • Risolvere il rapporto tra centro (diocesi e uffici di curia) e vicariati. A volte si ha la percezione di due mondi che si allontanano invece che avvicinarsi (il centro corre troppo e i vicariati frenano ancor di più).
  • sarebbe utile dare più spazio alla loro esperienza di vita sociale e famigliare nonché al  positivo apporto, per la crescita e la maturazione di questo nuovo organismo, dei loro vari ruoli e delle specifiche loro competenze .
  • ridisegnare il volto della Chiesa e della sua presenza sul territorio, promuovendo un lavoro comune, una Pastorale d’insieme attenta ai segni dei tempi e capace di un discernimento aperto alle dinamiche di una società complessa, sempre più frammentata e priva di riferimenti fondativi.

Difficoltà emerse:  TERRITORIO/CHIESA IN USCITA, COLLABORAZIONE, RAPPORTO DIOCESI – VICARIATO –  PARROCCHIA, COMUNICAZIONE.

  • difficoltà di un rapporto fecondo con il territorio capace di incidere concretamente nella vita delle persone e delle realtà presenti;
  • nella  collaborazione tra parrocchie;
  • mancato  passaggio delle informazioni e decisioni dal CPV alle comunità parrocchiali anche a  causa del poco funzionamento o della non convocazione dei CPP o della  non partecipazione al CPV da parte di membri che formalmente dovrebbero farne parte;
  • difficoltà  nel sentire e vivere la dimensione  diocesana;
  • difficoltà a rendere presente e sentita la dimensione del vicariato nelle singole comunità parrocchiali.
  • eccessiva lentezza nel voler intraprendere un nuovo stile di collaborazione. Questi due anni sono serviti a avviare una prima conoscenza, ma non hanno ancora portato ad un confronto approfondito su nuovi stili di pastorale.
  • l’eccessiva, quasi esclusiva, attenzione alla ristretta comunità dei fedeli.
  • Non tutte le parrocchie partecipano con costanza, a volte c’è la presenza del laico ma non del sacerdote o viceversa.
  • In termini di proposta si fatica a vedere un percorso comune: anche la nuova definizione di

vicariatosembra voler porre l'accento sulla centralità della parrocchia più grossa e autoreferenziale lasciando alle altre realtà il ruolo di satellite.

  • difficoltà nella verifica e progettazione.
  • difficoltà a tradurre il confronto in occasioni di cammino e di percorsi da compiersi “insieme”.
  • mancanza di una reale collaborazione tra sacerdoti e tra sacerdoti e laici.
  • fatica da parte dei preti a superare il radicamento nella parrocchia-comunità aprendosi alla dimensione del Vicariato.
  • fatica ad accogliere le proposte del Vescovo e dei suoi collaboratori (appartenenza alla Diocesi?)
  • mancanza di laici disponibili a spendersi per la crescita e la realizzazione del Vicariato.
  • difficoltà a vivere un dialogo costruttivo nel cercare e determinare soluzioni o proposte poste all’ordine del giorno (solo alcuni sacerdoti e laici delle oltre 20 presenze prendono la parola per costruire insieme progetti e programmi).
  •  Il cambio di nome non ha  portato ad un cambio di passo.
  • Non è stato chiaro all’inizio e ancora adesso non lo è del tutto quale doveva essere il destino di quelle commissioni che a livello zonale funzionavano.

 

  1. QUALE CONTRIBUTO SPECIFICO PUO’ OFFRIRE L’AC ALLA CRESCITA DELL’ESPERIENZA VICARIALE?

FORMAZIONE E EDUCAZIONE, CORRESPONSABILITA’ ECCLESIALE, PASSIONE PER LA CHIESA, RIFERIMENTO ALLA CHIESA LOCALE E AL VESCOVO,  CAPACITA’ DI DIALOGO E STIMA NELLA RELAZIONE TRA LAICI E SACERDOTI, ESPERIENZA NELLA COLLABORAZIONE TRA PARROCCHIE, ESPERIENZA DI RELAZIONI FRATERNE, PASSIONE PER LA CITTA’ DELL’UOMO E IL BENE COMUNE, RUOLO ‘PROFETICO’. 

Nel Vicariato l’AC:

  • può contribuire attraverso il suo stile e la sua modalità formativa continuativa e sistematica  ad una piena  consapevolezza della vocazione battesimale e della la dimensione incarnata  e testimoniale della fede;
  • può testimoniare una convinta relazione tra laici e presbiteri  basata sulla stima reciproca e sull’esercizio della corresponsabilità ecclesiale;
  •  può sostenere e promuovere la dimensione diocesana dell’esperienza ecclesiale e il riferimento continuo e imprescindibile  al Vescovo e alle sue proposte pastorali;
  • può sostenere la ricchezza della collaborazione tra parrocchie e realtà vicine data dall’esperienza collaudata del lavorare insieme ad obiettivi comuni;
  • può testimoniare la ricchezza dell’associarsi tra fedeli laici come sostegno reciproco nella testimonianza e scuola di relazioni fraterne e solidali;
  • i rappresentanti di Ac nei vicariati possono essere strumenti nel saper coinvolgere tutte le parti e far condividere, con impegno, disegni comuni alla vita della Chiesa e della società.
  • può sostenere e appoggiare il funzionamento dei vicariati, cercando di proporre e collaborare più che criticare.
  • per avere un ruolo preciso in vicariato dovremmo prima riuscire a rivivere la nostra dimensione associativa.
  • può offrire prima di tutto uno stile, un metodo, uno stimolo a guardare oltre i propri confini parrocchiali, una passione per il bene comune.
  • può aiutare a vivere quegli esercizi di laicità che dovrebbero portare un vento di cambiamento su realtà ripetitive e stanche.
  • sicuramente tiene desta la dimensione diocesana che spesso è disattesa.
  • l’AC deve continuare a proporre il suo specifico inerente la formazione e la passione educativa.
  • l’AC dovrebbe avere una proposta di servizio alla formazione nei Vicariati, soprattutto per rimotivare la presenza significativa del laicato e innescare una collaborazione efficace e competente con i pastori.
  • in primis i referenti AC devono essere propositivi e attenti a far convergere idee e progetti nel rispetto delle indicazioni diocesane. Bisogna perciò conoscere e capire le proposte pastorali del Vescovo e degli Uffici, insieme a quelle di AC.
  • proposta di un incontro di presentazione dell’AC e di confronto nel CPV in seguito al desiderio emerso  di riscoprire ruolo e opportunità che un’associazione come l’AC offre in termini di formazione e servizio alle parrocchie e al territorio;
  •  l’AC ha un progetto che può essere specificatamente rivolto ai Vicariati? Potrebbe, ad esempio, rimodulare a livello vicariale la proposta sulla corresponsabilità.
  • il percepirsi oltre la parrocchia e la corresponsabilità laicale sono il contributo che la nostra associazione dovrebbe offrire a tutto il Vicariato. La difficoltà è quella di far apparire quello che noi siamo. In particolare ai sacerdoti che, a volte, non vedendo l'utilità dell'Ac ne mettono in dubbio l'esistenza.
  • l'AC si è sempre proposta come testa di ponte per alcune esigenze della pastorale ordinaria.
  • l’AC  può contribuire attraverso l’abitudine alla formazione e alla comunione, la disponibilità a cambiare idea o progetto, la passione per la Chiesa.
  • inviare a tutti i Componenti del Consiglio Pastorale Vicariale e ai sacerdoti i numeri del settimanale diocesano con il nostro inserto “Insieme per..”
  • una lettera del Presidente diocesano ai componenti del CPV per presentare/caldeggiare l’Associazione.
  • Invitare talvolta qualche consigliere AC nel CPV per stimolare il confronto e il dialogo all’interno del Consiglio, ‘per contagiare’ la passione per la Chiesa
  • Invitare i presidenti parrocchiali a mettere in calendario uno/due incontri vicariali con il referente AC in Vicariato, dove scambiare opinioni e idee e conoscenza dello stato dei percorsi e i progetti del Vicariato.
  • è in grado di essere ottimo veicolo comunicativo all'interno di ogni vicariato e tra i diversi vicariati.
  • Passare da “collaboratori dell’apostolato gerarchico” a scopritori dell’autentica soggettività battesimale”, da esercitare non solo in ministeri all’interno della vita della Chiesa ma anche nella testimonianza civile e sociale, consapevoli dell’importanza dell’urgenza di una qualità testimoniale della fede cristiana, oggi irrinunciabile per la missione della Chiesa.
  • Oggi l’Azione Cattolica dovrebbe tenere presenti due orientamenti: continuare a coltivare la dimensione ecclesiale della vita cristiana e promuovere un servizio pastorale attraverso una ministerialità diffusa che trova il suo terreno di crescita nei Vicariati.

In estrema sintesi: COMUNE DIGNITA’ BATTESIMALE, ECCLESIOLOGIA DI COMUNIONE, CONVERSIONE MISSIONARIA

 

  1. QUALE PROPOSTA DI FORMAZIONE/COLLEGAMENTO/CONFRONTO PER I RAPPRESENTANTI AC NEI VICARIATI?

Prima di decidere cosa fare va chiarito il ruolo del rappresentante dell’AC. Rappresenta l’AC nel consiglio vicariale o coordina e promuove l’AC nel vicariato? Sono due cose molto differenti.

  • formazione ordinaria personale e  associativa parrocchiale o inter-parrocchiale, diocesana;
  • partecipazione alle proposte formative diocesane per i responsabili associativi (ad es. il corso sulla corresponsabilità ecclesiale)  o alle Scuole diocesane  di pastorale.
  • consiglio diocesano con la presenza dei rappresentanti.
  • incontri specifici in occasione delle assemblee diocesane.
  • mailing list dei rappresentanti insieme a qualche membro della presidenza per gli scambi di notizie veloci e gli aggiornamenti rispetto a qualche esperienza da proporre;
  • creare rete tra i rappresentanti, conoscere i recapiti e condividere i progetti più significativi e le modalità di attuazione, dividendoli per “settore” in riferimento al progetto pastorale diocesano.
  • blog sul quale confrontarsi liberamente, ma molto dipende dalla familiarità dei rappresentanti AC con i nuovi mezzi di comunicazione.
  • sul sito diocesano di AC (e/o Insieme) raccontare le esperienze dei vari Vicariati, in chiave positiva e propositiva, comunicare i nomi dei referenti e un indirizzo per contatto.

 

“Abbiamo davanti questa sfida per il futuro della nostra Chiesa diocesana ma abbiamo anche tutte le risorse per essere vincenti. Avanti con coraggio!” (Mons. Attilio Mazzola al Consiglio pastorale diocesano).

 

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