Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

La bellezza del cammino
da compiere insieme

Papa_FirenzeUn convegno della Chiesa è un evento che non si può raccontare solo con il linguaggio mediatico anche se questo è sempre necessario e utile. Un convegno ecclesiale neppure lo si racconta solo con i resoconti, le relazioni, i documenti. Un convegno ecclesiale lo si racconta anche con i volti incontrati nelle giornate di preghiera, di ascolto, di riflessione e di dialogo. Sono volti che alle comunità di appartenenza racconteranno l’esperienza vissuta perché generi pensieri, progetti e percorsi nuovi. Perché generi un supplemento di gioia e di responsabilità.

Raccontare la bellezza. La bellezza è stata la prima percezione appena entrati nella stupenda cattedrale di Firenze dove, il 9 novembre, iniziava il convegno ecclesiale dal titolo “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. E’ da raccontare la bellezza di una Chiesa che non nasconde le ombre ma non lascia loro l’ultima parola ma con audacia dice che, nonostante tanto buio, la luce è la parola definitiva. E’ da raccontare una Chiesa bella, che riceve e dona la luce di Gesù Cristo, il figlio di Dio che si è fatto e ogni giorno si fa uomo. E’ la Chiesa che esprime l’amore di un padre e di una madre che, insieme, desiderano che i figli crescano e diventino “grandi” attraverso la sofferenza e la gioia, la ricerca e l’incontro, la speranza e l’inquietudine, il cammino e la sosta… Una crescita che, al convegno ecclesiale nazionale è stata disegnata da cinque vie, uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare. Vie che, intrecciandosi, attraversano la vita dell’uomo nel tempo del lavoro e dello studio, nel tempo della fragilità, nel tempo della festa, nel tempo della città, nel tempo della famiglia, nel tempo dell’accoglienza… Papa Francesco ha suggerito tre sentimenti perché, nel percorrere le cinque vie, la Chiesa italiana sia all’altezza della sua missione: umiltà, disinteresse, beatitudine. E ha ripetuto: “preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. Quando si ripetono le parole significa che ad esse si attribuisce una grande importanza e si attende una risposta altrettanto grande. In questa grandezza prende posto la misericordia. La Chiesa italiana è consapevole dell’attesa e intende rispondere con entusiasmo facendo tesoro della sua storia di santità. Non parte da zero ma parte da una tappa per raggiungere un’altra percorrendo un sentiero che attraversa paesaggi sociali, culturali ed ecclesiali che sono, in tutto o in parte, diversi dai precedenti. Il 13 novembre, giornata di chiusura del Convegno, la consapevolezza ha preso consistenza nelle proposte e nelle scelte concrete dei gruppi di studio e soprattutto nella prospettiva della “sinodalità” che è stile e metodo del cammino ecclesiale verso obiettivi comuni e condivisi. Su questa strada, che è la strada della corresponsabilità, l’Azione cattolica, presente in misura alta al Convegno, avverte l’importanza di tradurre in percorsi nuovi l’audacia laicale a cui, con altri, viene chiamata. Un’audacia che è riassunta in quel “sì alzò e andò in fretta”, in quello slancio dello spirito e del corpo di una donna umile, disinteressata e beata. Una giovane donna che ebbe l’audacia di alzarsi e andare in fretta non appena, colma di stupore, comprese che nell’annuncio dell’angelo c’era la dichiarazione d’amore di Dio per l’uomo. Paolo Bustaffa

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