Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Segni di condivisione e speranza
da Ac parrocchiali e singoli iscritti (8)

“Una fatica affidata al Signore” scrive la famiglia di un medico che ogni giorno è in ospedale con i pazienti e nello stesso tempo è accanto ai suoi cari. “Dove trovare la speranza?” si chiede Paola Denti dell’Ac di Cavallasca proponendo un simpatico e significativo aforisma. “Gesù era lì nel salotto” commenta con stupore da Firenze Cecilia Rainolter con il marito Stefano Rimoldi e con il loro piccolo Damiano. “Lockdown…tempo di grazia” aggiunge la famiglia Cocquio dell’Ac di Uggiate Trevano. Sono voci che si aggiungono a quelle condivise nelle scorse settimane sul sito associativo diocesano. Sono storie e pensieri di vita quotidiana che, come tutte le precedenti, sono anche occasioni di formazione.

Dalla famiglia di un medico

Una fatica affidata al Signore. Per la mia famiglia Covid-19 ha significato non solo fermarsi da tutte le corse quotidiane. Mio marito è un medico ospedaliero e pertanto né io né i nostri tre figli possiamo avvicinarci a lui, pur vivendo insieme: troppo elevato il rischio di eventuale contagio. Periodo di compleanni e onomastici per noi, festa del papà, Pasqua…tutto a distanza anche se sotto lo stesso tetto.

La quotidianità per noi che stiamo a casa non è facile, il pensiero di saperlo impegnato in questa emergenza, il vederlo così poco…al contempo però la consapevolezza che essendo medico non può che mettersi in gioco e noi con lui. Ne percepiamo l’ansia, la preoccupazione, i suoi pensieri sempre rivolti all’ospedale, non c’è giorno, né notte, né feste, né riposi.

 Non mancano comunque i gesti di attenzione nei nostri confronti: è lui per esempio che, già tanto stanco, provvede a fare la spesa per evitarmi esposizioni al contagio e permettermi di non lasciare i ragazzi a casa da soli. Cerca davvero di tutelarci in tutti i modi.

I nostri figli vivono l’emergenza sanitaria con grande realismo, pienamente coscienti della situazione.

Ci sono di sostegno e conforto i gesti di vicinanza di tante persone che con un messaggio, una telefonata, un’offerta di aiuto a volte inaspettati ci fanno sentire che non siamo soli.

Affidiamo al Signore la nostra fatica, nella speranza di poter finalmente tornare ad una più apprezzata quotidianità.

Chiara con Francesco, Paolo e Michele

Da Paola

Dove trovare la speranza? Mi sono chiesta: dove trovare la speranza? È sufficiente avere fede? «Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza.» (Pietro 3, 15-17) San Pietro ci dice di rendere ragione della nostra speranza. Allora c’è bisogno anche di gesti tangibili che si esprimono nella semplicità. Allora chi mi dà speranza?

Personalmente mi colpiscono i tanti giovani volontari delle parrocchie, della Croce Rossa, delle mense dei poveri, tra la Protezione Civile. Questo mi dà tanta speranza perché saranno gli adulti di domani.

Ora mi domando che cosa possiamo fare noi? Cosa posso fare io?

Tento di rispondere e concludo con questo aforisma.

“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, menzogna ed egoismo. L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”

“E quale lupo vince?”

“Quello che nutri di più.”

Allora impariamo a nutrire il lupo buono. Occasione di nutrimento ce ne sono molte basta scegliere bene: notizie vere, una buona lettura, una valida trasmissione televisiva. Ma sono certa, tutto questo valeva anche prima, vale ora, e varrà anche per il domani.

Paola Denti Ac Cavallasca

Da Firenze

Gesù era lì nel nostro salotto. Questa Pasqua mi ha fatto un dono inatteso e speciale: mi sono resa conto improvvisamente, come in una rivelazione, che il Signore è presente costantemente nella nostra casa.
Già da qualche settimana ormai seguiamo la messa attraverso la televisione o il computer: ci colleghiamo con i canali della parrocchia di Bormio e – viva la tecnologia! – non ci siamo mai sentiti così vicini a casa e alle persone care come ora.

L’esperienza di Chiesa che stiamo facendo è profondamente diversa da quella delle folle oceaniche di una GMG o dell’entusiasmo festante di un convegno diocesano dell’Acr, ma non meno forte: rimarrà per sempre scolpita nella nostra memoria l’immagine di Papa Francesco solo davanti a una piazza San Pietro deserta. Eppure lì c’era la Chiesa universale raccolta in preghiera ed è stato emozionante rendersi conto di essere tutti uniti in un solo cuore.

Durante una delle celebrazioni della Settimana santa mi sono inginocchiata davanti al televisore e ho “aperto gli occhi”: Gesù era lì, nel nostro salotto, tra il divano e la libreria, tra l’asse da stiro e la scrivania… Il Signore è partecipe della nostra quotidianità, è presente nelle “cose di tutti i giorni”, soprattutto di questi giorni di isolamento che sembrano uno uguale all’altro…Voglio dirti grazie, Signore, per questo dono della Tua presenza. Non vedo l’ora di poter ricambiare la visita e venire nella Tua casa, per incontrarti davanti al tabernacolo e nell’Eucaristia. 

Cecilia e Stefano Rimoldi con la collaborazione di Damiano, Ac Firenze

Da una famiglia

Lock down… un tempo di grazia.  Un tempo in cui in un attimo abbiamo dovuto imparare a condividere gli spazi, a organizzare i tempi, a prenderci cura gli uni degli altri nei piccoli gesti della vita quotidiana.

Non ci capitava da tantissimo di trascorrere così tanto tempo tutti insieme, forse non ci era mai successo.

Abbiamo riscoperto il piacere di giocare a carte, di guardare insieme un film, di pregare il rosario.

Abbiamo talvolta dovuto accontentarci di mangiare quel che c’era, abbiamo atteso una pizza per oltre un mese… Qualcuno si è scoperto cuoco, qualcuno inventore o musicista.

Non ci siamo annoiati, questo è certo.

Ne usciremo arricchiti, e probabilmente ci mancherà anche un po’.. questo tempo di grazia!

Simona e Stefano Cocquio,

con Luca, Pietro e Giorgio – Ac Uggiate Trevano

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