Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Unione Europea: prima che sia troppo tardi

Quindici giorni è il tempo che si è preso il Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, dopo il quasi nulla di fatto dell’ultima riunione, quella di giovedì 26 marzo. Appuntamento telematico il loro, come il virus impone. La posta in gioco era altissima, almeno quanto le attese dei tutti che, con buona ragione, prevedono insieme all’emergenza sanitaria quella economica e finanziaria, in Europa e nel resto del mondo.

Nel suo secondo messaggio al Paese, in questi giorni di dolore ma anche di speranza, nell’elogiare «il senso di responsabilità dei cittadini» quale «risorsa più importante su cui può contare uno Stato democratico in momenti come quello che stiamo vivendo», il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato ancora una volta a ricordare ai burocrati dell’Unione e ai loro padrini politici – Germania in testa – che «sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse».

E ancora. Qualche giorno fa, in un articolo pubblicato sulle pagine dell’autorevole Financial Times, Mario Draghi, ex governatore della Banca centrale europea – l’uomo cui tutti riconoscono di aver salvato l’euro dalla crisi finanziaria del 2008 – invitava i governi a non preoccuparsi del debito pubblico e spendere tutto quanto è necessario per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia. Per coloro che hanno ancora dubbi sull’opportunità di seguire questa strada, scriveva Draghi: «il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni Venti dovrebbe essere un utile precedente». E aggiungeva: «agire con forza sufficiente da evitare che la prossima recessione si trasformi in una prolungata depressione». Secondo Draghi, la risposta è già evidente: «Dobbiamo aumentare e di molto il debito pubblico. Le perdite che subirà il settore privato, e i debiti che questo contrarrà per farvi fronte, dovranno prima o poi essere assorbiti, del tutto o in parte, dal bilancio dei governi». Per concludere, che anche i più “rigoristi” – scrive Draghi – dovranno accettare questa realtà: «Questo non è uno shock ciclico. La perdita di denaro e potere d’acquisto non si deve a colpe o errori delle persone che ne stanno soffrendo».

Dunque, è un bene che – come ricorda il presidente Mattarella – «molti capi di Stato, d’Europa e non soltanto, hanno espresso la loro vicinanza all’Italia», ed è un bene che «la Banca centrale europea e la Commissione Ue, nei giorni scorsi, abbiano assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento europeo», ma questo non è sufficiente. Al prossimo appuntamento telematico, tocca al Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea fare di più, molto di più. Per evitare la catastrofe. Unione se ci sei (ancora) batti un colpo. (dal sito dell’Azione cattolica Italiana)

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