Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Ac condivide la campagna “Welcoming
Europe. Per un’Europa che accoglie”

Ac condivide “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”, una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), che ha l’obiettivo di decriminaliz­zare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati e proteggere le vittime di abusi, proponendo delle modifiche a normative esistenti a livello europeo. L’Iniziativa dei Cittadini Europei è un importante strumento di democrazia partecipativa all’interno dell’Unione europea, con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza UE. Per poter essere presa in considerazione, l’ICE deve raccogliere almeno 1 milione di dichiarazioni di sostegno (online o cartaceo) in 12 mesi, di cui almeno 54.750 firme dovranno essere italiane. Alla campagna hanno già aderito numerose realtà cattoliche e non. Come firmare.

Come firmare

Le firme devono essere raccolte entro febbraio 2019.
I firmatari devono essere cittadini dell’UE e aver raggiunto i 18 anni.
Le dichiarazioni di sostegno possono essere raccolte su carta oppure on-line, e si può firmare una volta sola.
Il modulo on-line è disponibile qui, sul sito della campagna italiana.
Il modulo cartaceo per i cittadini italiani (da scaricare qui) comprende informazioni sull’iniziativa e vari campi da compilare.
I documenti ammessi sono la Carta d’Identità o il Passaporto.

Per informazioni e materiali

Facebook: https://www.facebook.com/welcomingeuropeIT/

Twitter: https://twitter.com/WelcomingEU_IT

Sito web: www.welcomingeurope.it

Sul tema “migranti” rinviamo alla lettura di un articolo apparso su Sir lo scorso 11 luglio “Le mezze verità sull’accoglienza dei migranti” di Oliviero Forti.

Non è più questione di numeri, semplicemente non c’è più spazio per la compassione. Tutta questa faccenda dei migranti va rimossa il prima possibile e il modo migliore per farlo è il silenzio. Un silenzio colpevole che nasconde delle convinzioni sempre più radicate nella testa della gente. Sono certezze che ruotano intorno a due, massimo tre concetti, venduti da un caparbio imbonitore che promette un paese finalmente affrancato dalla responsabilità di salvare vite umane e dal peso dell’accoglienza

Capisci che qualcosa è veramente cambiato quando le persone che ti sono vicine, le persone care, quelle con le quali hai condiviso le preoccupazioni su ciò che stava accadendo al di là del Mediterraneo o con le quali hai sofferto per i tanti bambini annegati tra le braccia dei genitori, iniziano a sorvolare consapevolmente sull’ennesima tragedia del mare. Ormai non importa più che siano affogate 10-100-1.000 persone.

Non è più questione di numeri, semplicemente non c’è più spazio per la compassione.

Tutta questa faccenda dei migranti va rimossa il prima possibile e il modo migliore per farlo è il silenzio. Un silenzio colpevole che nasconde delle convinzioni sempre più radicate nella testa della gente. Sono certezze che ruotano intorno a due, massimo tre concetti, venduti da un caparbio imbonitore che promette un Paese finalmente affrancato dalla responsabilità di salvare vite umane e dal peso dell’accoglienza.
Ed ecco, allora, che per i nostri amici, colleghi e familiari, i salvataggi in mare sono una questione che non ci riguarda più, perché abbiamo fatto pure troppo fino ad oggi; è bene che anche gli altri Paesi europei si attivino; se i migranti, poi, continuano a morire è solo colpa dei trafficanti e della scellerata decisione di imbarcare i propri figli su quelle carrette del mare.
Poche e lucide certezze che non si fanno scalfire nemmeno dallo sforzo di chi cerca di raccontare come stanno realmente le cose.

Si tenta di presentare numeri, storie, volti ma senza riuscire a persuadere chi è ormai preda di una narrazione falsata del fenomeno migratorio.

D’altronde il nostro è il Paese delle mezze verità, dove vale più l’inganno camuffato da “buon senso” che non la realtà delle cose. Dire che i migranti muoiono per causa dei trafficanti, senza aggiungere che indebolire il dispositivo di salvataggio significa aumentare le probabilità di morti in mare, è come dire una mezza verità. Raccontare che tutte le realtà di accoglienza lucrano è come dire un’altra mezza verità, consapevoli che solo una minima parte delle cooperative è stata indagata e condannata.
Papa Francesco, lo scorso 6 luglio, ha voluto richiamare l’attenzione proprio su questa ipocrisia dilagante verso i poveri e i migranti che ha definito sterile, di chi non vuole “sporcarsi le mani” aggiungendo che “si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.

Non ha mancato di ricordarci che “di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia (…) Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso”.

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