Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Tragedia nel Mediterraneo:
ora quel silenzio si è fatto grido

World-Press-Photo-Signal-Stanmeyer-800x540Anche l'Azione cattolica diocesana si unisce all'immenso dolore per le vite umane distrutte nella notte del 18 aprile nel Canale di Sicilia. Un dolore purtroppo non nuovo ma che scuote con forza crescente la coscienza di ognuno e di tutti. L'Ac di Como condivide quanto ha scritto, immediatamente dopo la strage, la  Presidenza nazionale affermando che “in queste ore di grande tristezza, l’associazione tutta si stringe in preghiera per affidare al Padre il destino terribile di questi nostri fratelli, le speranze frustrate, l’angoscia delle famiglie”.  

“Non ci sono parole davanti alla sciagura che ha colpito centinaia di migranti. Ma ormai – afferma la Presidenza nazionale – le parole sono finite da tempo. Questo disastro, dalle proporzioni tanto drammatiche, è solo l’ultimo di un elenco senza fine che non può non suscitare vergogna e indignazione. Ogni vita umana ha un valore irripetibile, e ogni vita spezzata tra le acque del Mediterraneo scuote noi, cittadini europei, come il monito di Dio a Caino: «Dov’è tuo fratello?». Le vittime, come ha ricordato Papa Francesco, sono «uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre». Non possiamo accettare che il loro tentativo di cercare la felicità si trasformi nell’incontro con la morte”.  

Anche l'Ac di Como fa proprio  l’appello del Santo Padre, affinché la comunità internazionale possa intervenire «con decisione e prontezza».

Ci si rivolge in particolare all'Unione europea perché si risvegli dal torpore umano e morale che la vede ancora inefficace o troppo poco efficace nel prendere decisioni a difesa della vita umana, della giustizia, della pace.

“Penso – aggiunge il Presidente diocesano Paolo Bustaffa – che l'appello, oltre a scuotere l'Unione europea che rischia di tradire la propria vocazione, debba scuotere con forza tutte le Istituzioni internazionali e mondiali perché queste tragedie hanno ormai assunto una dimensione non solo europea. Occorre rompere gli egoismi nazionali e correggere le logiche del mercato per inaugurare una globalizzazione della solidarietà che ponga fine alle guerre e alle ingiustizie che insanguinano il mondo. Occorre andare alle loro radici ed estirparle. Ora, il silenzio di migliaia di fratelli e di sorelle che giacciono in fondo a un mare  o sono sepolti nella sabbia di un deserto diventa un grido fortissimo che non possiamo non udire. Nessuno può dire che personalmente non può fare niente perché troppo grande è il problema. E' una motivazione indegna e inaccettabile. E' il tempo della preghiera, della riflessione e di percorsi educativi che sappiano vincere l'oblio, la rassegnazione, l'indifferenza, le strumentalizzazioni”.

La Presidenza diocesana invita tutte le associazioni a unirsi alle comunità parrocchiali nella preghiera ma anche nel risveglio della coscienza e nel gesto concreto perché la solidarietà non rimanga una parola retorica.

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