Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Referendum: ora
ancor più impegno

Microsoft Word - articolo.docxLe urne si sono espresse e anche il presidente del Consiglio si è espresso a risultato acquisito. La vittoria del No alla riforma costituzionale è netta, la decisione di Matteo Renzi lo è altrettanto. Ora deciderà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella se accettarne le dimissioni o rimandarlo davanti alle Camere. Vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni la piega che prenderà la crisi di Governo che si è aperta la scorsa notte. Le ragioni e la speranza perché questa si risolva al più presto sono dettate dalla necessità di dare all’Italia un Esecutivo nel pieno delle sue funzioni, poiché di questo ha bisogno un paese: essere governato.

Abbiamo allo stesso modo bisogno di ritrovare il senso della misura nel pur esaltante e necessario confronto politico. Nei mesi di campagna referendaria e sino a queste ultime ore troppo spesso alle ragioni del Sì e a quelle del No si è sostituito l’insulto, il dileggio, l’iperbole gratuità, la denigrazione dell’avversario, il disegno di scenari apocalittici che nulla avevano e hanno a che fare con la necessaria riflessione, pacatezza e capacità di ragionare che il referendum costituzionale richiedeva, innanzitutto per chi ha ruoli di rappresentanza politica. Chi ha avuto modo di assistere ai primi dibattiti televisivi sul risultato referendario ha dovuto registrare ancora una volta che i nostri concittadini sono spesso più maturi di chi li rappresenta o di certi opinion leader impastati di rancore e pronti alla rissa mediatica.

Va anche detto, quale che fosse il giudizio sulla riforma costituzionale bocciata dagli italiani, è innegabile che restino sul tappeto tutti i nodi che il dibattito sulla Costituzione ha evidenziato da tempo: superamento del bicameralismo paritario; limiti ai decreti legge; una migliore governabilità; soppressione del Cnel; correzione di alcune competenze regionali. Sarà difficile immaginare che giunga il giorno di una riforma costituzionale condivisa, se non da tutti almeno dalla stragrande maggioranza degli italiani, se prima non si ritroverà quella stessa capacita di “ricostruzione” intorno ai valori fondanti della Repubblica che ebbero a suo tempo i nostri padri costituenti.

C’è dunque un impegno che possiamo tutti condividere già da subito: lavorare per contribuire a pacificare gli animi e ricostruire un tessuto valoriale unitario. D’altronde, se c’è una ragione che, su tutte, ha sollecitato nelle scorse settimane l’impegno dell’Azione Cattolica intorno al referendum costituzionale, affinché si sviluppasse il più ampio e partecipato dibattito su i suoi contenuti, questa è proprio la consapevolezza che la Costituzione sia di tutti, e non di una parte soltanto di questo paese. Come abbiamo già avuto modo di scrivere su questo sito, l’auspicio è che dal giorno dopo la celebrazione del referendum, e cioè da oggi, bisognerà – tutti – impegnarci ancor di più per contribuire a ricucire i conflitti e restituire piena dignità al valore costituzionale della partecipazione. C’è una democrazia da rigenerare.

Antonio Martino –  Redazione sito nazionale Ac

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