Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Marcinelle – Berbenno – Como
La memoria tocca la coscienza

boisL'8 agosto l'Azione cattolica diocesana si unirà alla comunità parrocchiale di Berbenno di Valtellina per fare memoria  della tragedia di Marcinelle avvenuta esattamente sessant'anni fa (8 agosto 1956). I motivi sono due: il primo è che uno delle 262 vittime (136 erano italiani) era originario  di Regoledo di Berbenno. Il suo nome è Attilio Dassogno, poco più che trentenne, sposato e padre di due figlioletti. Una lapide lo ricorda nel cimitero perché il suo corpo non venne mai restituito alla famiglia. Il secondo motivo è di cogliere nella  memoria un insegnamento per l'oggi che vede migliaia di persone in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla violazione dei diritti umani, dall'ingiustizia. In questo contesto di sofferenza, che bussa alla porta della coscienza, si inserisce il richiamo all'accoglienza responsabile da parte del nostro vescovo Diego a proposito della situazione di grande disagio che alla stazione di Como San Giovanni vede coinvolti  soprattutto  giovani  uomini e giovani donne (anche mamme) che cercano di raggiungere il Nord Europa dopo avere lasciato loro Paesi dove, almeno per ora,  non ci sono possibilità di vivere dignitosamente. Pubblichiamo: le parole del vescovo; il testo apparso su “Il settimanale della diocesi di Como” in cui si presenta l'8 agosto a Berbenno di Valtellina; la locandina che annuncia l'incontro.

– Comunicato vescovo Coletti

– Marcinelle-Berbenno

Marcinelle: la memoria come maestra di vita

Incontro l'8 agosto a Berbenno di Valtellina promosso da comunità parrocchiale e Ac diocesana

All'assemblea diocesana del 28 febbraio scorso sul tema “Anche noi come loro …emigrammo”   l'Azione cattolica diocesana  dedicò uno spazio alla memoria della tragedia che avvenne la mattina  dell' 8 agosto 1956 (ore 8.15) nel pozzo minerario di  Bois du Cazier di Marcinelle in Belgio.

Si trattò di un incendio, causato dalla combustione di olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica, che, sviluppatosi vicino al condotto dell'aria principale, riempì di fumo tutto il pozzo minerario, provocando la morte di 262 delle 275 persone ivi presenti, le vittime italiane furono 136 e tra queste Attilio Dassogno di Berbenno.

“Nel cimitero di Berbenno  –  dice il presidente diocesano Paolo Bustaffa  – cercavo una traccia di quel minatore e sul muro di sinistra trovai la lapide con la foto di Attilio Dassogno, poco più di trent'anni, sposato e papà di due bimbi. L'associazione pensò di ritrovarsi a Berbenno nel 60° anniversario della tragedia e fui  particolarmente lieto di trovare nel parroco, don Feliciano Rizzella  un immediato e decisivo consenso nato anche dalla sua sensibilità operosa per le persone  immigrate”.

Il sito minerario Bois du Cazier a Marcinelle, oramai dismesso, fa parte dei patrimoni storici dell'Unesco e qui l'8 agosto di ogni anno la campana “Maria Mater Orphanorum” diffonde 262 rintocchi accompagnati dai nomi delle vittime. Si aggiungono dieci rintocchi in memoria di altri disastri minerari o tragedie sul lavoro Dal 2001  la giornata dell'8 agosto è  stata proclamata “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”.

Anche la mattina del prossimo 8 agosto al Bois du Cazier  ci sarà un prolungato momento di raccoglimento  alla presenza  di ex minatori  in tuta da lavoro e con due lampade simbolicamente accese: una serviva per vedere nel buio, l'altra segnalava la presenza del grisou.

“Oggi – aggiunge il presidente diocesano di Ac – a quei rintocchi se ne devono aggiungere altri in memoria di quanti sono morti  e ancora muoiono in mare, nel deserto e nei campi  della disumanità mentre cercavano e cercano di fuggire dalla guerra, dalla fame, dalla violenza, dall'ingiustizia. Sono rintocchi che dovrebbero risuonare nella coscienza e diventare un monito e un motivo per una più matura e diffusa testimonianza cristiana di condivisione e accoglienza”.

 

Il parroco di Berbenno di Valtellina

Abbiamo bisogno di riflettere

Attilio Dassogno, un giovane padre della mia parrocchia morto a Marcinelle. Pochi oltre i suoi familiari ne ricordano l’esistenza. La sua storia, il dramma di quella famiglia rischia di perdersi nell’oblio della memoria. E’ un rischio grande quello che oggi corriamo tutti bombardati da news di  decine di morti ogni giorno. Le vittime della tragedia ferroviaria in Puglia, della barbara mattanza a Nizza, dei continui naufragi nel Mediterraneo di cercatori di speranza sono solo gli ultimi anelli di una catena di sofferenze che l’umanità paga ogni giorno. L’8 agosto vogliamo fare memoria a Berbenno di un uomo che era marito e padre di due giovani vite e per il loro futuro accettò di emigrare in Belgio in cerca di fortuna. Non è molto diverso dagli uomini di questi giorni accampati in stazione Como San Giovanni o nei centri raccolta delle coste italiane. Gente che ha il coraggio di buttarsi incontro a una possibile morte per sfuggire a una morte sicura o presunta dei propri ideali di dignità e amore per le proprie famiglie. Abbiamo bisogno di ricordare, abbiamo bisogno di pregare, abbiamo bisogno di riflettere e aiutare gli altri a fare memoria di quelle morti che non sono naturali ma hanno dietro un perché e dei responsabili che solo il Signore alfa e omega, il Misericordioso potrà giudicare alla fine del mondo.

L'8 agosto alle 18.00 in chiesa parrocchiale a Berbenno ci ritroveremo per celebrare la memoria della morte avvenuta a Marcinelle di tanti operai come Attilio di Regoledo che trovarono la morte mentre lavoravano in una miniera di carbone. Dopo la Messa andremo processionalmente al cimitero dove onoreremo la targa ricordo posta dalla sua famiglia che non riebbe più il corpo. Quindi ci ritroveremo in oratorio per fare memoria di chi con la sua morte oggi ci insegna a meglio vivere e convivere.

Don Feliciano Rizzella

L'associazione ex minatori

Non ripetiamo quegli errori  

La vita nelle miniere belghe ci ha sorpreso molto, non era un lavoro come ci aspettavamo, era inumano, pesante, stracciante, pieno di pericoli per la vita e la salute. Siamo partiti dall’Italia sulla base di quel manifesto rosa appeso a tutte le finestre dei Comuni. Manifesto che annunciava questo lavoro nelle miniere belghe come se fosse l’Eldorado. Ma ci siamo sentiti traditi. Mio papà diceva ‘maledetto quel giorno che mi sono lasciato convincere da questo manifesto che prometteva tante belle cose che non si sono mai verificate.

Abbiamo subito la durezza di questa emigrazione col coraggio delle nostre anime e la forza delle nostre braccia per scendere ogni giorno sempre più in giù nelle viscere della terra coperti di sudore e di sangue. Per sopravvivere a tutti questi pericoli della miniera, non abbiamo fatto altro che prendere forza dalla fede.

Quello che oggi posso dire all’Italia è di non fare subire ai suoi immigrati di oggi il trattamento che è stato riservato a noi venendo in Belgio, anche se per noi non c’era una grande differenza di cultura e di religione. Quello che sta accadendo nel Mediterraneo impone al nostro Paese e all’Europa una risposta umana alla disumana situazione da cui tante persone cercano di fuggire. Fare memoria di Marcinelle significa non ripetere gli errori e le ingiustizie, significa fermare le tragedie di oggi”. 

Sergio Aliboni

Presidente della “Amicale des mineurs des charbonnages de Wallonie”,

 

Un prete diocesano in Belgio

Quelli che oggi vengono da noi

sLa storia non si ripete mai tale e quale, gli italiani in Belgio sono arrivati chiamati dalle autorità belghe, e le autorità italiane le hanno invogliate a partire. Quando arrivavano in Belgio gli italiani trovavano il lavoro, trovavano una casa, meglio, trovavano un alloggio, non sempre era un buon alloggio, soprattutto all’inizio; e poi trovavano come sempre, e come per tutti, la fatica dell’emigrazione, la fatica dell’essere lontani dalla famiglia, la fatica di andare in un luogo sconosciuto. Oggi quelli che vengono da noi non partono trovando già un lavoro e una casa, scappano perché c’è in rischio la loro vita, la loro tragedia è più grande della nostra degli italiani di sessant’anni fa, e quindi va guardata, io direi, con ancora maggiore rispetto, perché partono ancora più sfavoriti, con meno futuro, ma è proprio per questa loro debolezza che vanno accolti con grande rispetto e anche direi con grande carità, con grande accoglienza. Sono persone umane che desiderano vivere e dare il meglio alla loro famiglia, a se stessi e, perché no, anche alla società dove si inseriscono.

 

Don Cipriano Ferrario

Sacerdote della diocesi di Como  nella Missione Cattolica Italiana di Charleroi-Gilly (Belgio)  a cui fa riferimento la comunità di emigrati a Marcinelle

 

La campana dei 406 orfani

Nel 2002 la Federazione dei Maestri del Lavoro d'Italia (Consolato del Molise) con i contributi finanziari di tutte le Regioni d'Italia di cui erano originarie le vittime donò alla città di Marcinelle una campana a ricordo di tutti coloro che persero la vita nella sciagura.

La campana è chiamata «Maria Mater Orphanorum» perché richiama la sofferenza di quattrocentosei bambini rimasti orfani a seguito di una delle tragedie minerarie più gravi della storia.  Una sofferenza immensa anche per le loro mamme.

(Questo servizio è pubblicato su “Il settimanale della diocesi Como”  n. 29 del 23 luglio 2016)

 

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