Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Kalongo: l’ospedale Ambrosoli
in emergenza contro il Covid-19

Personale dell’ospedale Ambrosoli a Kalongo

“All’ospedale Giuseppe Ambrosoli di Kalongo (Uganda) non si registrano casi ma l’allerta è comunque altissima, il personale medico e sanitario sta lavorando alacremente a un piano di emergenza per fronteggiare l’epidemia con il sostegno della Fondazione Ambrosoli e dei medici italiani rientrati in Italia”. Così si legge nella nota ricevuta ieri dalla Fondazione. Salgono di giorno in giorno i contagi nel continente africano e l’Uganda non viene risparmiata. Ci stavamo preparando alla beatificazione di padre Giuseppe Ambrosoli, ora ci sentiamo chiamati a pregare, a condividere, a compiere un concreto gesto di solidarietà.

“Salgono di giorno in giorno i contagi nel continente africano, questo l’allarme del direttore del Comitato internazionale della Croce Rossa per l’Africa sulle conseguenze devastanti per la popolazione che la pandemia può provocare nel continente. Anche l’Uganda non viene risparmiata nonostante le misure restrittive imposte dal governo: è salito a 45 il numero di persone affette da coronavirus, le unità di terapia intensiva sono solo 12 in tutto il Paese, con un totale di 55 posti letto disponibili.

L’ospedale di Kalongo ha attraversato una drammatica guerra ventennale, ha affrontato emergenze sanitarie, gestito la minaccia di epidemie come l’Ebola, convive da sempre con malaria, HIV, malnutrizione e povertà. L’esperienza nella gestione delle emergenze sanitarie che hanno ciclicamente colpito il nord Uganda, rappresenta un patrimonio importante su cui l’ospedale può contare, oggi, per affrontare l’emergenza coronavirus.

A Kalongo non si registrano casi ma l’allerta è comunque altissima, il personale medico e sanitario sta lavorando alacremente a un piano di emergenza per fronteggiare l’epidemia con il sostegno della Fondazione Ambrosoli e dei medici italiani rientrati in Italia; in prima linea Tito Squillaci, medico pediatra.

I principali problemi che l’ospedale si trova ad affrontare sono da un lato di prevenire l’infezione degli operatori sanitari vista la scarsissima disponibilità di dispositivi di protezione individuale. Dall’altro di evitare il contagio tra i pazienti, considerando la quasi impossibilità di effettuare tamponi e la necessità costante di assistere pazienti che soffrono di polmonite e difficoltà respiratorie dovute ad altre patologie, soprattutto nel reparto pediatrico. Diventa cruciale garantire l’apporto di ossigeno, in quanto il numero di concentratori non è già sufficiente in condizioni normali. A Kalongo non c’è la terapia intensiva né è possibile allestirla perché servono attrezzature costose e oggi difficilmente reperibili, ma soprattutto manca il personale specializzato.

Il piano di emergenza dell’ospedale è attivo dal 25 marzo. Sono stati attivati dispositivi per il lavaggio delle mani in tutte le aree dell’ospedale, avviato un programma di formazione continua per il personale sanitario, organizzati momenti di sensibilizzazione della comunità locale. E’ stata istituita una prima task force composta da sei infermieri, un medico, un paramedico, un tecnico di laboratorio. Sono stati allestiti nuovi spazi e percorsi interni ed esterni all’ospedale, per valutare e gestire i casi sospetti, predisposta una nuova unità d’isolamento per accogliere le persone contagiate. Gli interventi chirurgici non urgenti sono stati posticipati, rinviate le missioni mediche e le attività di assistenza sanitaria sul territorio.
Insieme allo staff ospedaliero la Fondazione ha stilato un elenco di dispositivi e materiali di consumo per aiutare l’ospedale ad affrontare l’emergenza predisponendo uno stanziamento straordinario per far fronte ai bisogni. Guanti sterili, maschere usa e getta, abiti monouso, stivali, visiere, detergente liquido, farmaci ma anche pulsossimetri e concentratori di ossigeno. Strumenti con cui purtroppo anche qui in Italia si è iniziato a familiarizzare.

La Fondazione è in costante aggiornamento con l’ospedale, supportandolo anche nell’identificazione di fornitori stranieri per sopperire alla mancanza di materiali sanitari, oggi non più reperibili in Uganda.

Il piano va attuato con estrema urgenza, come sottolinea il dottor Tito Squillaci, senza attendere che il primo caso giunga a Kalongo. Il virus può iniziare a diffondersi nella comunità circa 7-10 giorni prima che venga rilevato il primo paziente. Al momento della prima diagnosi affidabile l’epidemia può essere già fuori controllo.

Non va dimenticato che il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital è l’unico centro di riferimento sanitario per un’area popolata da più di 500.000 persone e dove non esiste nessuna reale alternativa di cura, un’ancora di salvezza per la popolazione del distretto di Agago e dei 6 distretti confinanti.

A differenza dei nostri ospedali che, per quanto in affanno, hanno mezzi, strumenti e risorse, l’ospedale di Kalongo la battaglia contro il Covid19 dovrà combatterla a mani nude e si giocherà tutta sulla prevenzione.

Ogni contributo è vitale per evitare il diffondersi della pandemia in un’area che vive da sempre nell’emergenza quotidiana. Non lasciamoli soli”.

Chi volesse compiere un gesto di solidarietà tramite bonifico:

Fondazione dr. Ambrosoli Onlus

Banco Desio:

Iban IT70 I034 4010
9010 0000 0613 200

Per altre modalità: www.fondazioneambrosoli.it

Posted in Notizie Unitarie and tagged with , , . RSS 2.0 feed.