Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Gli immigrati tra noi:
per chi suona la campana?

 

campana“La situazione che da giorni si protrae a Como, alla stazione ferroviaria San Giovanni, non potrebbe essere letta e vissuta come una Porta Santa della Misericordia?”. Questa la domanda che Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, aveva suggerito al Presidente diocesano di Ac perché la portasse all'incontro dell'8 agosto a Berbenno di Valtellina per fare memoria, a distanza di 60 anni, della tragedia della miniera di Marcinelle dove morirono 262 minatori. Di questi 136 erano italiani e uno di loro, il giovane Attilio Dassogno, era originario di Regoledo di Berbenno. Sono oggi oltre 500 le persone che tentano di oltrepassare il confine con la Svizzera per puntare al Nord Europa, un tentativo che si ripete come si ripete l'immediato rinvio di queste persone in Italia.

 

La città di Como è testimone di un'attesa senza prospettive che si ripercuote soprattutto su bambini e donne. Il Comune di Como risponde con le risorse e le competenze di cui dispone e sembra che sia in arrivo una risposta per non lasciare tante persone senza alcun riparo. Il problema è complesso, si può risolvere a livello nazionale e a livello europeo con una volontà politica diversa da quella fino a oggi registrata. Nel frattempo la Chiesa di Como, tramite la Caritas, si è mossa per compiere quel gesto di umanità che consiste nel nutrire, dissetare, ospitare in luoghi decenti, tante persone disorientate, spaesate, confuse. Il vescovo Diego ha preso subito posizione chiedendo un supplemento di sensibilità e di impegno. Comunità parrocchiali, associazioni, singole persone si stanno prodigando in quelle opere di misericordia corporale che papa Francesco non si stanca richiamare. “Anche l'Azione cattolica – dice il presidente diocesano – risponde a questo appello, già all'assemblea diocesana di febbraio sul tema delle migrazioni avevamo condiviso quattro impegni precisi riassunti nell'acronimo 'Icep': informarsi (evitare il pressapochismi sul fenomeno migratorio), condividere (contribuire all'impegno concreto delle parrocchie e della Caritas), educare (rafforzare la formazione della coscienza cristiana di fronte all'immigrazione ), pregare (compiere l'azione più invisibile ma più efficace). L'associazione deve anche essere capace di prendere la parola, ovunque sia necessario, a tutela della dignità delle persone che fuggite dalle loro terre sono sul nostro territorio e deve assumere una responsabilità critica nei confronti dell'opinione pubblica, delle istituzioni e della politica”. L'incontro dell'8 agosto a Berbenno di Valtellina aveva come titolo “La campana dei 262 rintocchi” in memoria delle vittime della tragedia. “Oggi quella campana – commenta il presidente diocesano – suona non solo per ricordare ma anche per tenere viva la coscienza, per non lasciarla addormentare dalla paura, dall'indifferenza, dal qualunquismo spesso alimentati dalla mediocrità di molti media e da un diffuso vuoto culturale e politico”.

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