Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

E’ l’amore non il rancore,
a costruire un futuro di pace

“Il futuro è su ciò che unisce”: questo il tema della nota che i presidenti di Ac, Acli, Cdo e il direttore della Caritas hanno pubblicato ieri nell’edizione on line de Il Settimanale della Diocesi. Quello di intervenire periodicamente su questioni culturali e sociali d’attualità è un impegno che i quattro firmatari intendono trasformare in una proposta di riflessione e di scelta. Dal Natale e dal passaggio tra il 2018 e il 2019 vengono colti alcuni spunti perché a una società del rancore – come è definita l’attuale – si ponga come alternativa una società della condivisione, della coesione. In questa prospettiva anche la buona politica, come scrive papa Francesco nel messaggio per la Giornata della Pace 2019 – è indispensabile e urgente per costruire nei fatti e ovunque la pace. E allora, si legge nella nota, "un futuro di pace si costruisce su ciò che unisce, non su ciò che divide".

Il futuro è su ciò che unisce

Natale e anno nuovo

Il futuro è su ciò che unisce

Nello scenario del Natale e in quello di fine anno si incrociano pensieri diversi che la città esprime anche attraverso le luminarie, la corsa agli acquisti dei regali, i suoni e profumi dei mercati.

L’aggettivo “buono” ricorre frequentemente nel linguaggio degli auguri ma, guardando alla realtà, questo stride con una società intaccata dal tarlo del rancore e del risentimento. Un male che nasce dall’indifferenza alla povertà, dal rifiuto del diverso, dal silenzio di fronte all’emarginazione e all’esclusione dei più fragili. Ben vengano le iniziative di beneficenza, che nel tempo del Natale si moltiplicano, ma certamente non sono la riposta più efficace a un problema che si presenta ogni giorno dell’anno.

Occorre una scelta culturale e politica che tuteli la dignità di ogni persona in un quadro di crescita sociale e di sviluppo economico. Si tratta di realizzare quel bene comune che, per essere tale, nessuno esclude e tutti include.

Neppure vuole essere il nostro un pensiero pessimistico o un giudizio frettoloso sulla realtà. Si vuole, però, proporre questi giorni, per i valori e gli ideali che richiamano, come un’occasione unica per riflettere su come vincere il rancore e il risentimento con la ragione, con il buon senso e con un realismo che non sia orfano di fiducia e di speranza.

Occorrono persone, luoghi e tempi perché questa consapevolezza cresca tra i cittadini e nelle istituzioni: occorrono un progetto culturale e un progetto politico perché la città sia coerente con la sua vocazione a costruire quel bene comune che nessuno esclude e tutti include.

Occorre che la cultura dell’altro abbia cittadinanza piena come negli anni hanno documentato gli “Abbondini d’Oro”: una conferma che non può esserci una città per l’uomo senza persone, associazioni, istituzioni che, in rete, dedichino sé stesse alla dignità di ogni uomo, che abbiano il respiro della solidarietà, che sperimentino la dimensione sociale dell’agire economico.

Chiediamo quindi che esperienze di risposta al bisogno, come quelle promosse dalle nostre organizzazioni di volontariato e altre, vengano valorizzate non in chiave di supplenza dell’istituzione pubblica ma in un’ottica di coprogettazione e di analisi condivisa.

Occorre inoltre ragionare sui motivi della paura e della chiusura verso l’altro, occorre accompagnare la coscienza di ogni cittadino a porsi con onestà intellettuale di fronte ai problemi, alle difficoltà e alle fatiche del vivere la città. In questa impresa, accanto a famiglie e scuole generative di fiducia e di speranza, devono esserci istituzioni capaci di scelte non solo imposte dall’emergenza. Occorre abbandonare il muro contro muro e prendere consapevolezza che di fronte a valori essenziali come la dignità e i diritti dell’uomo è decisivo scegliere la via di una sana laicità: una laicità che non rinunci all’autonomia ma neppure sia estranea e indifferente al pensiero cristiano.

Nel messaggio per la celebrazione della 52esima Giornata Mondiale della Pace 2019 sul tema “La buona politica è al servizio della pace”, papa Francesco scrive: “La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali”. L’augurio è che quella di fine anno sia un’occasione per dire no al rancore e per promuovere una cultura e una politica capaci di costruire futuro su ciò che unisce e non su ciò che divide.

Emanuele Cantaluppi (Acli), Paolo Bustaffa (Ac), Marco Mazzone (CdO), Roberto Bernasconi (Caritas)

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