Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Davanti all’infinita
strage di innocenti

seaside-sunset-1405696Quell’immagine di Aylan, il bimbo immigrato di tre anni senza più vita ai bordi del mare, lascia un segno indelebile nella coscienza. In quel corpicino adagiato sulla sabbia sono raccolti i corpi degli innumerevoli morti annegati, asfissiati o violentati in un viaggio che dalla speranza è passato alla disperazione. Un esodo biblico, inarrestabile e incontrollabile sconvolge l’Europa  e non pochi Paesi europei  convinti di “difendersi” da un’umanità in fuga hanno applicato regole e misure di cui la storia ha più volte documentato le tragiche conseguenze dalle quali non sempre sono state tratte lezioni per un futuro migliore.

Muri, visibili e invisibili, vengono così alzati di fronte all’arrivo incontenibile e incontrollabile di uomini, donne e bambini. Nella notte della coscienza è difficile costruire ponti ma neppure è possibile arrendersi e consegnarsi al buio. Davanti a una tragedia cosmica che è sotto gli occhi di ognuno c’è il dovere di conoscere, di capire, di riflettere e di agire.

Si avverte, ancora una volta, l’angoscia dell’impotenza ma anche si comprende che rassegnarsi all’infinita strage degli innocenti significa lasciare spazio a una deriva. Cosa fare?

Non essere nei luoghi dove si dovrebbero prendere decisioni giuste ed efficaci non giustifica il non prendere qualche decisione personale alla luce dellla dignità dell’uomo, magari ricordando quella famiglia che nessuno volle accogliere a Betlemme per l’eccessivo affollamento. Ecco allora alcuni richiami per non rimanere fermi al palo delle parole, delle emozioni, delle assuefazioni, delle polemiche:

  • Tenersi informati sulle migrazioni per  avere consapevolezza delle cause e delle situazioni per  evitare superficialità e sentenze sommarie;
  • Condividere le iniziative di solidarietà che sono vive anche sul nostro territorio senza stancarsi di richiamare ai loro compiti i responsabili delle istituzioni  stimolandoli nella ricerca di soluzioni nel segno di una legalità e di una sicurezza che non siano  frutto di paure e di egoismi;
  • Riprendere il percorso educativo all’impegno politico  perché una nuova generazione rimetta in gioco competenze e sensibilità di fronte alle inedite sfide del nostro tempo;
  • Pregare perché Dio aiuti tutti e tutte a essere uomini e donne capaci di  trasformare la disperazione in speranza. Nessuno dimentichi che non può esistere un cristiano senza preghiera.

La Ac diocesana, con l’assemblea del 23 settembre, inizia un nuovo anno associativo sul tema “Si alzò e andò in fretta”. Il pensiero e l’impegno dell’associazione non sono fuori dalla tragedia umana dell’immigrazione come non sono fuori  dai gravi problemi di molti giovani, di molte famiglie, di molti poveri del nostro Paese.  

“Alzarsi e andare in fretta” non significa tanto promuovere iniziative proprie quanto essere totalmente, prontamente e fattivamente dentro la testimonianza della carità operosa della nostra Chiesa locale e dentro la solidarietà della gente e delle istituzioni del nostro territorio. Nella stessa misura e con lo stessa determinazione l’Ac deve essere anche su un percorso di educazione all’impegno politico perché il bene comune non sia soffocato dall’egoismo comune. Non si può far finta di niente: c’è qualcuno che chiama dai bordi e dai fondali di un mare, un mare nostro, un mare europeo.

Paolo Bustaffa

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