Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Cosa dicono all’Ac
i tre preti novelli?

IMG_3804La nostra cattedrale vibrava di gioia e di gratitudine sabato 11 giugno per il dono di tre nuovi sacerdoti: don Remo Bracelli (Lanzada), don Angelo Innocenti (Bregnano) e don Lorenzo Pertusini (Nesso). Attorno al vescovo Diego la Chiesa di Como si è riunita, in particolare si sono riunite le comunità parrocchiali di provenienza dei tre novelli sacerdoti. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: su queste parole di Matteo il vescovo ha tenuto la sua omelia richiamando il significato della gratuità. (cfr. prossimo numero del Settimanale). Anche l'Ac, soprattutto con i suoi giovani, era presente per pregare e fare festa con i tre novelli sacerdoti tra i quali don Lorenzo che per alcuni anni ha accompagnato con il suo sorriso acierrini, giovanissimi, giovani, educatori. Ora l'augurio “associativo” è anche che il cammino continui a Chiavenna dove don Lorenzo sarà vicario parrocchiale accanto al parroco don Andrea Caelli che a San Nicolò Valfurva ha dato il via all'Acr. All'inizio della messa don Ivan Salvadori, rettore del Seminario vescovile, ha offerto un pensiero che pubblichiamo perché contiene un messaggio sulla vocazione al sacerdozio: tema caro all'Ac che è chiamata a riprenderlo…a cominciare dall'assemblea diocesana che il 18 settembre, non a caso, si terrà in Seminario.

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Queste parole di Gesù – con le quali don Remo, don Angelo e don Lorenzo hanno annunciato la loro ordinazione presbiterale – ci ricordano che il sacerdozio, rettamente inteso, nessuno se lo può dare da sé. Non può che essere una risposta al volere e alla chiamata del Signore. Se manca questa fondamentale volontà di entrare in un'altra volontà, di immedesimarsi in essa, lasciandosi portare là dove non arriverebbero i nostri calcoli, il sacerdozio va fuori strada. Accanto a questa prima e fondamentale dimensione, ce n'è però almeno una seconda che queste parole rendono evidente: non è possibile entrare nella volontà del Signore senza anche partecipare del dono che egli fa di sé. Per questo ogni sacerdote rende presente il sacerdozio di Cristo donando senza calcoli quanto, a sua volta, riceve. In effetti, a ben guardare, il prete non ha nulla di proprio da donare: non una parola propria, non delle azioni proprie, non una vita alla quale egli steso possa generare da sé; ma solo la parola le azioni, la vita che il Signore trasmette al mondo servendosi di lui. Cari don Remo, don Angelo e don Lorenzo, la Chiesa di Como – a cominciare dalle vostre famiglie, dal Seminario, dal presbiterio riunito attorno al proprio vescovo e dalle comunità parrocchiali che vi hanno accompagnato – vi è grata perché un giorno avete accolto la chiamata del Signore e perché ora, senza cessare di essere figli, ne diventate anche padrie pastori, per trasmettere a tutti – con il vostro 'Eccomi' – quella gioia che, sola, può riempire il cuore. Lasciamoci meravigliare dalla Misericordia Infinita di Dio, dall'Opera della Trinità che – tra lo stupore degli angeli e la sorpresa degli uomini – elegge e consacra, crea e rinnova”.

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