Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Assemblea diocesana:
un tema che ci entusiasma e coinvolge

«“In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo” è un tema affascinante e, come Azione cattolica, abbiamo subito condiviso il percorso che la Chiesa italiana e quella diocesana hanno avviato al riguardo coinvolgendo le associazioni parrocchiali». Così Paolo Bustaffa, presidente diocesano Ac, nell’intervista pubblicata su “il settimanale della diocesi di Como” del 14 marzo e diffusa da RadioMater. La riproponiamo alla vigilia dell’assemblea diocesana che si terrà il 15 marzo al Collegio Gallio in Como.

Domenica 15 marzo, dalle ore 9.00 del mattino e fino a metà pomeriggio (la chiusura è prevista intorno alle ore 16.30), l’Auditorium del Collegio Gallio di Como ospiterà l’annuale assemblea diocesana dell’Azione cattolica. L’associazione conta 2mila aderenti in una settantina di gruppi parrocchiali: in alcune comunità il gruppo di Ac sta muovendo i primi passi o sta rinascendo dopo una “pausa di riflessione”. L’assemblea diocesana, alla quale prendono parte fra le 300 e le 400 persone, prevede un programma ricco e articolato, con gli interventi di Ernesto Diaco (del Progetto Culturale della Conferenza episcopale italiana), Giuseppe Anzani (magistrato ed editorialista), del vescovo monsignor Diego Coletti e del gruppo comasco di christian music Carisma. Abbiamo rivolto al presidente dell’Azione cattolica diocesana Paolo Bustaffa – designato alla guida dell’associazione proprio un anno fa – di illustrarci i contenuti dell’appuntamento di domenica.

 

Partiamo subito dal titolo scelto per l’assemblea: “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”… È evidente il richiamo al cammino che quest’anno sta affrontando la Chiesa italiana verso il Convegno ecclesiale di Firenze: perché questa scelta così forte e precisa?

«“In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo” è un tema affascinante e, come Azione cattolica, abbiamo subito condiviso il percorso che la Chiesa italiana e quella diocesana hanno avviato attorno a questo argomento, con una riflessione che coinvolge, in modo molto forte, il laicato presente nelle nostre comunità parrocchiali, nei vicariati e a livello diocesano… Un laicato che ha voglia di aiutare la Chiesa “a” crescere e che, a sua volta, vuole crescere “con” la Chiesa. “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo” è una dimensione a noi molto cara, perché l’Azione cattolica si è sempre sviluppata attorno al tema dell’uomo, della persona, un percorso che trova pienezza e completezza “in Gesù Cristo”. Siamo, poi, chiamati a una riflessione rispetto a quello che sta accadendo nel mondo. Sia per gli episodi di disumanità di fronte ai quali siamo posti. Sia per il lento ma progressivo dissolversi – sul piano culturale, morale, sociale – del valore infinito e grandissimo dell’uomo. In tal senso vogliamo raccogliere il messaggio preoccupato di papa Francesco al Parlamento europeo, quando il Santo Padre ha invitato l’Europa a meditare sul significato più alto e profondo dell’uomo e della persona. Lo smarrimento di tali valori porta a indebolire anche la fede. Essa non nasce, non si costruisce se non sul terreno dell’umano. Gesù si è fatto uomo: Dio si è riconosciuto nell’umanità e l’ha resa il “luogo” nel quale far crescere la fede, che è un rapporto di amore fra Dio e l’uomo».

 

Come si sposa il “nuovo umanesimo” proposto dal convegno di Firenze, con il tema associativo dell’anno dell’Ac: “Coraggio, sono io!”?

«Il Signore invita i discepoli, che sulla barca hanno una paura folle perché non sanno cosa gli capiterà, ad avere “coraggio”. Anche a noi viene chiesto di avere “coraggio”: rispetto a quello che sta accadendo, ma anche rispetto all’intiepidimento della fede. Serve il coraggio di fare scelte che siano tutte ispirate, animate dal Vangelo. Uno scrittore francese afferma che, ogni giorno, ciascuno di noi è chiamato a scegliere fra le “parole vane” e le “parole folli”. Quelle del Vangelo sono parole “folli”, parole d’amore. Ed è Gesù stesso, non una persona qualsiasi, a chiederci di avere il coraggio di tradurle in fatti concreti, nella realtà nella quale viviamo: in famiglia, nella società, sul territorio, nelle comunità parrocchiali, nelle esperienze sociali e culturali. Non è il coraggio degli eroi. È il coraggio degli uomini e delle donne che, insieme, cercano la via della salvezza, che è la via della felicità».

 

Dei cinque verbi proposti dalla traccia in preparazione al convegno ecclesiale di novembre 2015 (e che saranno al centro del dibattito e dei lavori dell’assise fiorentina) – li ricordiamo: annunciare-uscire-abitare-educare-trasfigurare –, quale si adatta di più al carisma e alla missione dell’Azione cattolica? A cosa si sente maggiormente chiamata l’Ac?

«Papa Francesco ci sta dando, uno dopo l’altro, moltissimi verbi da coniugare con la vita. Il verbo indica movimento, voglia di camminare, condividere, cercare, incontrare, trovare… Il papa ci invita a essere Chiesa in uscita. Il verbo dell’Azione cattolica è “educare”. Tutti sono belli e importanti. Ma lo specifico della nostra scelta associativa è quella di formare la coscienza cristiana del laico, che lo faccia diventare corresponsabile, non semplice collaboratore, ma corresponsabile delle scelte pastorali, culturali, politiche, sociali che la storia oggi ci propone. Educare è l’arte più bella, più difficile, più nobile nella quale riscoprire noi stessi e far scoprire nell’altro la bellezza dell’umanità. La bellezza è strettamente connessa all’educare. E la bellezza è la nostra meta. Una bellezza da intendersi non in astratto, ma alla quale diamo un nome e un volto: Dio».

 

Illustriamo il programma della giornata di domenica 15 marzo: saranno presenti relatori “di peso”… Inoltre notiamo come l’assemblea miri a valorizzare i giovani, il dialogo fra le generazioni, il protagonismo delle diverse realtà parrocchiali: perché questa impostazione?

«Innanzitutto diciamo che la giornata è un momento di “pensiero”. Questo tema del pensiero lo recupero dal Vescovo Diego che, nella Lettera di Quaresima alle Famiglie, richiama il valore del pensare come atto di amore, come atto di speranza. Ernesto Diaco traccerà il percorso della Chiesa italiana in questi 50 anni, sottolineando l’impegno e l’attenzione alle questioni di grande attualità che tutti i convegni ecclesiali hanno saputo cogliere. Giuseppe Anzani, magistrato e opinionista, proporrà un approfondimento su “L’uomo tra il Nulla e l’Infinito”. Il nostro Vescovo interverrà, con l’omelia, durante la celebrazione eucaristica. La band dei “Carisma” farà qualcosa di nuovo: hanno studiato la traccia e proporranno un messaggio sull’uomo attraverso la musica e il canto. I giovani, poi, sono chiamati a gestire l’assemblea, mentre a presiederla ci sarà una donna. Il presidente, invece, come è giusto che sia, si metterà in ascolto delle riflessioni e delle sollecitazioni che arriveranno… Tutti, insomma, saranno coinvolti: soprattutto i giovani, gli educatori, gli adulti, gli anziani. Si vivrà un momento di pensiero dal quale mi auguro prenda avvio una svolta “verso l’alto” della nostra associazione».

 

Lei è presidente da un anno. Tracciamo qualche bilancio, qualche osservazione su questi primi 12 mesi e parliamo delle speranze per il futuro…

«Non pensavo di fare il presidente… Di rientro da Roma avevo in mente altre attività, inerenti la mia professione giornalistica e con un particolare taglio europeo. Ho accolto l’invito e mi sono messo subito a lavorare, cercando di incontrare le persone, le realtà delle associazioni, perché l’Ac ha senso solo se è fatta di volti e ha cose importanti da dire alla Chiesa, soprattutto sul laicato, un tema molto caro a Papa Francesco, come risulta dall’esortazione Evangelii Gaudium. Come Azione cattolica ci proponiamo di essere presenti con un contributo di pensiero e di iniziativa, con attività concrete di condivisione e collaborazione. In particolare, in ambito diocesano, è importante accettare la sfida che ci è giunta dal Vescovo stesso. Lavorare insieme, in rete, fra parrocchie, nel Vicariato, che è un orizzonte pastorale importante per il cammino che la Chiesa di Como ha intrapreso in questi anni. In secondo luogo è indispensabile la formazione dei nostri responsabili parrocchiali. L’Ac non ha un progetto “suo”. Il progetto dell’Ac è la presenza e la corresponsabilità. In questo senso è davvero significativa la nascita di nuove associazioni, è un fermento che viviamo con spirito di grande accoglienza, ascolto, disponibilità. L’Azione cattolica vuole essere un segno di comunione nelle differenze della Chiesa. È molto bella l’immagine usata spesso da Papa Francesco. La Chiesa non è una sfera dalla superficie liscia, ma un poliedro fatto di tante sfaccettature diverse, tutte orientate verso “il centro”. La Chiesa è strumento di salvezza per tutta l’umanità, non un piccolo orticello per pochi eletti».

 

Abbiamo più volte citato il papa. Ricordiamo che il 13 marzo ricorre il secondo anno dall’elezione al soglio pontificio. Da giornalista, cosa la colpisce di Francesco?

«Nella mia vita ho conosciuto diversi pontefici, tutti con una loro originalità nel comunicare. Un’originalità che fa parte della fantasia di Dio. Papa Francesco, a mio umile avviso, ha una caratteristica particolare, che è quella di unire parola, gesto e volto. Credo che per ciascuno di noi sia stato immediato scoprire che le parole del papa trovano pienezza quando lo si guarda nel volto e lo si segue nei gesti. Le parole si comprendono ancora di più. Papa Francesco non sta dicendo parole nuove, ma sta dando significato nuovo a parole eterne. Pensiamo alla “tenerezza”, che non è una cosa “sdolcinata”, ma unisce verità e misericordia. Il Papa ci sta insegnando un metodo comunicativo attuale, inedito, singolare, per entrare in un dialogo fecondo con quelli che sono alla periferia della nostra Chiesa».

Enrica Lattanzi  – Il settimanale della diocesi di Como – 14 marzo 2015

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