Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Ascoltando le parole
e il dolore di Fabo

“La voce sommessa e piena di dolore di Fabiano che invoca la morte è rimbalzata sui media in questi giorni e ha raggiunto come una pugnalata anche la mia coscienza. Non nego che ha avuto il potere di risvegliare le mie più profonde paure personali. Una mente vivace, giovane e piena di desiderio, rinchiusa in un corpo che non risponde e soprattutto nell’oscurità del non vedere: uno scenario che mi terrorizza”. 

Così scrive Silvia Landra, presidente diocesana dell'Azione cattolica ambrosiana, in una nota che pubblichiamo integralmente. 

LA MIA FEDE GRIDA

Di fronte a questa possibile condizione del vivere, che può riguardare tutti perché deriva dalla trasformazione di un istante tragico, l’immersione nella paura e l’identificazione inevitabile lasciano subito lo spazio ad un impeto di rabbia e di rifiuto. La mia coscienza è piena di domande e la mia fede grida. Siamo spiazzati e straniti da questo male così duro. Davvero la signoria sulla vita non ci appartiene ed è condotta dal mistero. Per quanti sforzi facciamo di ridurre ed eliminare malattie e disabilità gravissima, esse ci possono raggiungere all’improvviso, nel pieno dei nostri impegni, nel cuore di un’esistenza bella. L’ammalarsi e il morire sono componenti certe della natura umana.

 

LA VITA MI CHIAMA, IL VANGELO MI SUGGERISCE UNO SGUARDO

Eppure la vita mi chiama con il suo fascino e il suo valore profondo. Non posso scegliere di governarne il destino ultimo, ma posso decidere con quale sguardo considerarla. La mia e quella dell’altro. Il Vangelo suggerisce uno sguardo che fa scendere dal trono delle certezze, che dice di non ergersi mai a giudici, di amare l’altro come me stesso, di affidarmi al Signore del tempo e della storia senza passività, conducendo la mia lotta interiore fino all’ultimo. Fabiano e i tanti come lui mi danno una lezione su questo combattimento vissuto con tutte le forze che si hanno a disposizione. La fede mi accompagna ma non mi rende diverso dai tanti uomini e donne che fanno i conti con il destino cruciale della loro vita.

 

LA RELAZIONE E’ LA PRIMA STRADA

Nella mia esperienza professionale mi sono trovata più volte con il compito di curante al fianco di chi decide per il suicidio ed esprime una lotta drammatica, descrivendo un abisso di dolore, anche in assenza di un corpo straziato e inerme. Il dolore che rasenta la voglia di finire con la vita su questa terra l’ho incontrato anche in donne sopraffatte dalla violenza, in profughi segnati da viaggi pieni di traumi e crudeltà, in persone abitate da malattie croniche e invalidanti. Io continuo a dire loro ciò che mi hanno insegnato i miei formatori e che negli anni ho fatto mio: “Ho scelto di curare. Ho scelto la vita. La difendo con te e la difendo al tuo posto se mi dici che in questo momento non hai la forza per farlo”. E tuttavia in cinque casi, dei quali mi ricordo quasi ogni sillaba dei dialoghi intercorsi, l’altro ha scelto la morte. Il mio esserci, come quello dei familiari, degli amici, di altri operatori, si è poi dipinto di disorientamento, senso di impotenza e colpa. Si avvertono le nostre povertà, le disattenzioni dei servizi, le vere e proprie mancanze. Ma si avverte anche la potenza del mistero della vita e della morte. Nelle nostre possibilità c’è innanzitutto la capacità di starci vicini nel dolore, di non lasciarci soli.

 

L’INTELLIGENZA DELLA POLITICA

La vicinanza è praticata dai singoli – nell’affetto, nell’amicizia e nelle relazioni di aiuto – ma è anche l’azione di un soggetto collettivo, di una comunità ecclesiale e di una società civile che promuovono azioni politiche perché fatti e diritti riconosciuti nutrano di concretezza la vicinanza possibile. Triplice compito, arduo ma inevitabile, quello del discernere, del legiferare e del mettere in atto con l’adeguata organizzazione sociale. Su temi come quelli evocati dalla vicenda di Fabiano, si può rispondere solo con la politica più intelligente, più dialogica e più coraggiosa di cui siamo capaci. Al tavolo ci si siede con la disposizione all’ascolto di tutti, lasciando che gli interrogativi tocchino la coscienza e mettano a tema la sacralità della vita, l’inevitabilità della morte, il nostro essere fragili creature. Al tavolo della politica ci si siede con la determinazione di favorire servizi e interventi di accompagnamento costanti ed efficaci per le persone che vivono i drammi del fine vita o di una cronicità tragica e dei loro familiari. Ci si siede infine con la competenza tecnica di chi sa fare leggi, ovvero sa tradurre le istanze valoriali condivise in norme da seguire, e di chi sa creare le condizioni per la loro applicabilità. Si fa di tutto perché prima del dilemma radicale da affrontare sia messa in campo ogni risorsa possibile per favorire la vita e la morte dignitosa di ognuno. Temporeggiare o non affrontare tali questioni è responsabilità grave di tutti noi.

 

Silvia Landra  – Presidente Ac diocesi di Milano

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