Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Ac e spiritualità:
fare silenzio al nostro io

09-Ragazza_in_preghieraSono iniziati ieri sera 10 marzo e continueranno fino a domenica 13 marzo nella Casa dei Padri Saveriani a Tavernerio gli esercizi spirituali unitari sul tema, “Siate misericordiosi come il Padre vostro”,  guidati da padre Marco Grega  (Superiore Provinciale dei Servi della Carità).

“Come cristiani – si legge nella presentazione degli esercizi proposti con una nuova formula per facilitare la partecipazione –  abbiamo a cuore la nostra crescita nella fede. Come associati di Azione cattolica questa crescita diventa una necessità per essere pietre vive nell'edificazione del corpo di Cristo”.

Per condividere l'esperienza spirituale che un gruppo di soci di Ac sta vivendo  in questi giorni proponiamo un pensiero  di Giuseppe Lazzati  non sul tema di questi esercizi ma su come prepararsi a  quelli che in altri momenti dell'anno saranno vissuti da ogni appartenente all'Azione cattolica. Ancor più semplicemente quella di Lazzati è una stupenda lezione  di un laico  che ha fatto della sua vita un dialogo permanente con Dio.

“Il primo lavoro degli esercizi consiste nel far fare silenzio al nostro io. Il silenzio esteriore non è che un aiuto per il silenzio interiore. Taccia la fantasia, l’immaginazione perché solo Dio parla. Gli esercizi sono una vera esperienza di Dio. 

In questo silenzio in cui parla solo Lui, io potrò ascoltare da Lui ciò che è da togliere, ciò che è da fare. Solo da Lui  ho la luce per conoscere, posso avere la forza perché la mia volontà di corrispondenza possa essere efficace. Di qui la necessità di affiancare al silenzio una preghiera costante, umile, supplichevole, che ci ottenga la forza di Dio per fare  la sua volontà.

Agli esercizi si va per attuare, nella luce e secondo la volontà di Dio, quella riforma di vita che permette di avvicinarci e unirci sempre di più a Dio. È chiaro che gli esercizi non li fa chi li detta ma chi ascolta.  E’ certo però che normalmente Dio si serve di chi li detta per parlare, o almeno per avviare il colloquio con chi fa gli esercizi. È evidente che su ciò che dice il predicatore si dovrà poi lavorare sotto la guida dello Spirito Santo, il vero maestro degli esercizi. 

Però non bisogna lasciarsi prendere dalle trappole che il nemico ci prepara quando suggerisce di non badare a quello che vien detto, di fare da noi, di affidarci a quella che può essere una certa esperienza spirituale conseguita dopo anni ecc. Sotto tali atteggiamenti si nasconde per lo più una certa superbia spirituale, che è il massimo ostacolo all’ascolto di Dio, quello che facilmente ci fa confondere il nostro io con Dio.

Agli esercizi si va per riformare la propria vita nella luce di Dio. Bisogna stare attenti che, in fatto di riforma, più che toccare certi punti marginali vale toccarne uno centrale e decisivo. Esercizi che terminano con una serie indefinita di propositi sono probabilmente destinati a dare poco o nessun frutto. Esercizi che terminano con pochi propositi, magari con uno solo, ma chiaro e che riguarda non solo l’oggetto ma anche il modo di realizzarlo, sono probabilmente destinati a dare un frutto che va anche al di là del proposito stesso perché coinvolge quei difetti o quelle virtù che ad esso sono legati.

Uscendo dagli esercizi poi bisogna badare a non disperdere lo spirito di raccoglimento, di preghiera, di buona volontà, di entusiasmo che ci accompagna; anzi bisogna assecondarlo e custodirlo più a lungo possibile perché aiuti a tradurre in realtà quanto nel corso degli esercizi si è gustato e proposto.

Siamo inoltre chiamati a riflettere sul tempo da dare alla preghiera e sui tempi attraverso i quali si concretizza il nostro programma di preghiera. Certo tale programma chiede di svilupparsi in forme e modi differenti secondo il proprio stato di vita, l’ispirazione, le caratteristiche e le necessità personali di ciascuno”.

Giuseppe Lazzati ­ La preghiera del cristiano – ed. Ave, 1986

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