Azione Cattolica Italiana - Diocesi di Como

Una riflessione comune
 nel cammino verso Pasqua

Come ogni anno si è svolta ieri sera, 12 aprile,  nella Basilica del Crocifisso in Como la Veglia di preghiera promossa, pensata e guidata dall’Azione cattolica nel Mercoledì della Settimana Santa.  Sul tema “Beati i perseguitati” la riflessione si è snodata attraverso la lettura di brani tratti dalla Evangelii gaudium e da testimonianze di laici e laiche di Ac che hanno dedicato la loro vita al Signore e ai fratelli.  Il pensiero e la preghiera sono andati in particolare ai fratelli della Chiesa copta vittime di attentati terroristici in Egitto nella Domenica delle Palme.  Don Nicholas Negrini, assistente diocesano, prima che i presenti offrissero il bacio al Crocifisso, ha tenuto l’omelia che pubblichiamo integralmente come accompagnamento associativo  verso la Pasqua.

 

Questione di vita o di morte

Omelia al termine della Veglia del Mercoledì Santo

SS. Annunciata – Azione Cattolica

Como, 12 aprile 2017

 

 

“Tanti sono gli spunti che, dai diversi passi, ci sono giunti in questa serata. Questo momento di riflessione, dunque non vuole aggiungere concetti o contenuto, ma solo dare alcune suggestioni che possano aiutare la preghiera e la riflessione in questi giorni di passione e risurrezione.

In modo particolare non possiamo dimenticare questa sera una preghiera per tutti i cristiani perseguitati, specialmente quelli della Chiesa d’Egitto! Con la loro vita e la loro morte ricordano, anche a noi – comodamente abituati a vivere il Triduo nelle nostre Chiese, quasi fosse una tradizione da osservare – che seguire Gesù Signore è questione di vita o di morte.

 

Forse questa espressione può sembrarci eccessiva, ma non lo è.

Dalla contemplazione dei sei passi, che abbiamo compiuto insieme, comprendiamo come la morte di Gesù, la sua offerta consapevole, sia da intendere come una scelta per la vita, quella vera ed eterna! Gesù non muore perché ama la sofferenza, non muore perché non può farne a meno, non muore perché gli è andata male (e poi per fortuna il Padre lo fa risorgere – così abbiamo anche noi il lieto fine) no! Gesù muore perché liberamente dona la sua vita per gli amici (curioso il fatto che anche chi lo tradisce faccia parte dei suoi amici, dice infatti a Giuda: “Amico, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”). Allora possiamo dire che Gesù muore perché comprende che l’unica strada per sconfiggere la morte e far trionfare la vita è quella di un amore totalmente gratuito, liberamente offerto anche per chi non se lo merita. Questa vita donata sarà la potenza che rovescerà la morte; e mentre la morte e il peccato pensavano di aver compiuto la loro vittoria, proprio da questo amore totale, infinito, vengono sconfitti. Il sepolcro viene aperto e anche a noi è donata la possibilità di una vita così: gratuita, non da trattenere ma da donare, non destinata a marcire in una tomba, ma eterna. Allora acquista significato l’espressione da cui siamo partiti: seguire Gesù è questione di vita o di morte. È sempre stato questo l’invito di Dio al suo popolo: fin dai salmi invitava a scegliere la vita. Ancora, Gesù nella sua predicazione ci ha spesso esortati: “non potete servire due padroni”. Allora tocca a noi scegliere tra una vita viva e una vita morta.

È questione di vita o di morte accogliere o meno le diverse croci che la vita ci carica addosso; è questione di vita o di morte ammettere di essere fragili, di cadere, di non farcela, il saper tendere la mano per essere rialzati; è questione di vita o di morte accettare che Gesù, come con Maria, a volte ci trafigga il cuore con la sua Parola, che non è un placebo per le coscienze incerte, ma un fuoco che scalda, purifica e distrugge (il peccato); è questione di vita o di morte anche scegliere se diventare cirenei gli uni degli altri (senza scegliere quali aiutare e quali no… non è questo il comandamento nuovo); è questione di vita o di morte asciugare il sudore sulla fronte delle nostre sorelle e dei nostri fratelli che nel cammino della vita faticano per una malattia, un dolore, una sofferenza. Infine, in definitiva, è questione di vita o di morte accettare o meno la logica della croce; fermare il male con il bene; subire una ingiusta condanna che porta alla morte, vivendo così un amore totale, disinteressato, che non può essere rinchiuso nemmeno dalle sbarre della morte.

 

“Insomma, ma questo è difficile, anzi impossibile!”, potremmo pensare. In effetti lo è, se pensiamo che dobbiamo realizzare tutto da soli, con le nostre sole forze. Ma ciò avviene nel momento in cui la mia libertà incontra la grazia del Crocifisso-Risorto. Solo contemplando lui la nostra vita acquisterà vita vera. I testimoni che questa sera ci hanno accompagnato, hanno incontrato Cristo, hanno avuto con Lui una relazione da vivo a vivo, si sono lasciati plasmare a accompagnare in una scelta per la vita. Papa Francesco ci ha richiamato con forza e semplicità, nel suo stile proprio, all’esigenza di una sequela concreta e che ci converte.

 

Potremmo concludere questa breve omelia con una domanda: perché siamo qui questa sera? Forse per abitudine, forse per ruolo (lo dico per me), forse perché non sapevamo cosa fare… ma solo una risposta può essere quella che dà vita: siamo qui perché contemplando il Crocifisso vogliamo fare nostra la logica della Croce, la logica della Vita (e non della morte, che il mondo continuamente ci propone); perché vogliamo scegliere la vita: nostra e dei fratelli! Anche quando questa scelta comporta di morire per la vita, come hanno fatto i nostri fratelli in Egitto, come fanno tanti altri cristiani. Siamo certi, per fede, che la Croce apre alla risurrezione, che la vita donata non marcirà in un sepolcro muto! Siamo certi anche però che la Risurrezione non rinnega mai la Croce; non vi sono cristiani da venerdì santo (e basta), così come non vi sono cristiani che vivono solo il mattino di Pasqua. Entrambi, insieme, come Gesù risorto, che porta nel suo corpo i segni della sua Passione.

Chiediamo al Signore questa grazia, per ciascuno di noi, per la comunità della ss. Annunciata che in questi giorni accoglie tantissimi cristiani (e stasera ospita anche noi come madre premurosa e attenta), per l’Azione Cattolica, per tutti i cristiani.

 

Signore vogliamo la vita, rinneghiamo la morte,

aiutaci a porre nella nostra quotidianità gesti e parole

che danno vita, che accompagnano, asciugano, confortano, condividono.

Rendici come Maria, capaci di ascolto e di accettare la volontà del Padre,

rendici come il cireneo, disposti ad accogliere e portare le fatiche dei nostri fratelli e sorelle,

rendici come la Veronica, in grado di consolare i cuori e asciugare le lacrime di chi cammina con noi.

Infine, ed è la preghiera più importante, rendici come Te:

discepoli che sanno dare la vita, giorno dopo giorno, in un martirio della fedeltà,

per gli amici, inclusi quelli che ci tradiscono.

Signore in te crediamo, in te speriamo, aiutaci ad amare come te!

Amen.

 

Don Nicholas Negrini

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